Stagione 2012/2013 2020-03-12T16:56:08+00:00

Archivio delle stagioni – 21. Oltre i confini, fino in Palestina – 2012/13

La ventunesima stagione è inaugurata con una serata dedicata a Giuliano Scabia. Lo sguardo oltre i confini porta a una selezione di teatro e danza internazionale di grande prestigio, che vede la partecipazione di Thomas Ostermeier, Dave St-Pierre, Raimund Hoghe e Alias cie (che vince il Premio dello Spettatore con Sideways Rain). Nell’ambito del festival Gender Bender viene ospitato lo studio di un nuovo spettacolo di Emma Dante, mentre nell’ambito di un grande progetto del Comune di Bologna dedicato a Gianni Celati va in scena la lettura della Recita dell’attore Vecchiatto fatta dall’autore stesso. Inoltre vengono presentati separati e in una maratona tutti e cinque gli spettacoli che compongono la serie Francamente me ne infischio di Antonio Latella.

Prosegue la rassegna cinematografica D’amori sconfinati, arrivata alla quarta edizione, mentre il primo dicembre, in occasione della Giornata Mondiale di Lotta contro l’Aids, viene organizzata una serata di beneficienza con il coro Komos in concerto e la proiezione del docufilm +o- il sesso confuso. In estate il parco si anima con una nuova edizione del festival di reportage, che quest’anno è Cuore di Palestina: teatro, danza, cinema, musica, incontri e le “Lettere dal fronte interno”.

La nuova produzione è Quai ouest, che debutta al VIE Festival prima di essere presentato nel programma di Teatri di Vita sulle sponde del fiume Reno, mentre al festival PerAspera va in scena Elfriede. Un pezzo, primo studio di quello che poi sarà Delirio di una trans populista. Un pezzo dedicato a Elfriede Jelinek. Entrambe le produzioni sono dirette da Andrea Adriatico.

Artisti e spettacoli

Stagione

Giuliano Scabia, Canti del guardare lontano
Sosta Palmizi – Giorgio Rossi, Alma
Cie Twain – Loredana Parrella, Lei e Tancredi
Scena Verticale – Saverio La Ruina, Italianesi
Compagnia Sud Costa Occidentale – Emma Dante, Operetta burlesca – Studio n. 1
Daria Deflorian – Antonio Tagliarini, Reality
Teatri di Vita – Andrea Adriatico, Il frigo
Teatri di Vita – Andrea Adriatico, L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi
Ricci-Forte, imitationofdeath
Fortebraccio Teatro – Roberto Latini, Seppure voleste colpire
Kronoteatro, Hi mummy
Lorenzo Meid Pagani, La gabbia
Raimund Hoghe, Pas de Deux, prima nazionale
Dave St-Pierre, Foudres (Création 2012), prima nazionale
Münchner Kammerspiele – Thomas Ostermeier, Susn
Teatri di Vita – Andrea Adriatico, Biglietti da camere separate
Stabile/Mobile – Antonio Latella, Francamente me ne infischio – 1. Twins
Stabile/Mobile – Antonio Latella, Francamente me ne infischio – 2. Atlanta
Stabile/Mobile – Antonio Latella, Francamente me ne infischio – 3. Black
Stabile/Mobile – Antonio Latella, Francamente me ne infischio – 4. Match
Stabile/Mobile – Antonio Latella, Francamente me ne infischio – 5. Tara
Olivier Dubois, Prêt-à-baiser, prima nazionale
Cie Alias, Sideways rain
Teatri di Vita – Andrea Adriatico, Quai ouest
Gianni Celati – Nunzia Palmieri, Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto

Cinema

Weekend di Andrew Haigh
Breakfast on Pluto di Neil Jordan
+o- il sesso confuso. Racconti di mondi nell’era Aids di Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli
Il fantasma di João Pedro Rodrigues
All’amore assente di Andrea Adriatico
Claire di Milford Thomas
Girlfriend in a coma di Annalisa Piras
Camminando sull’acqua di Eytan Fox
Aria di Valerio D’Annunzio
Altromondo di Fabiomassimo Lozzi

Musica

Komos

Festival Cuore di Palestina

Freedom Theatre (PAL), Suicide note from Palestine, prima europea
Sareyyet Ramallah (PAL), Ordinary madness, prima europea
Yes Theatre (PAL), 3 in 1, prima europea
Radiodervish in concerto
DAM (PAL) in concerto
The Basel Zayed Quartet (PAL) in concerto
Ahmad Mesleh (PAL), mostra fotografica
Teatri di Vita – Andrea Adriatico, L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi
Paradise now di Hany Abu-Assad
Water di Nir Sa’ar, Maya Sarfaty, Mohammad Fuad, Yona Rozenkier, Mohammad Bakri, Ahmad Bargouthi, Pini Tavger, Tal Haring
5 broken cameras di Emad Burnat e Guy Davidi
Sete (Atash) di Tawfik Abu Wael
Intervento divino di Elia Suleiman
Il tempo che ci rimane di Elia Suleiman
Man without a cell phone di Sameh Zoabi
Fix me di Raed Andoni
The invisible men di Yariv Mozer
Jerusalem Bride di Sahera Dirbas
Ticket to Jerusalem di Rashid Masharawi
Laila’s birthday di Rashid Masharawi
Virginio Merola legge Vera Baboun
Francesca Biancani legge Shahrazad el Far
Milena Magnani legge Suad Amiry
Luisa Morgantini legge Omar Barghouti
Eva Marisaldi legge Rana Bishara
Lucrezia Marzolo legge Mahmoud Ahmamda
Sara Azeb Gebrewahid legge Nadim Khoury
Grazia Negrini legge Mona Shawwa
Vincenzo Branà legge N.
Vincenzo Bagnoli legge Najwan Darwish
Chiara Guadagnini legge Lina Abu Zarour
Elisa Mazzoni legge Adel Misk

 

IL “PENSIERO”: IL TESTO DI PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE DEI 20 ANNI:

Sono passati vent’anni.

Vent’anni da quando una rassegna, che aveva un titolo emblematico, “schegge di gioventù”, avviò l’esistenza del marchio teatri di vita, rubato a Pasolini e ai suoi ragazzi di periferia, che eravamo noi, vent’anni fa.

Oggi la gioventù c’è ancora ma non è più anagrafica. E i vent’anni pesano e sorridono, come è giusto che sia.

Di questi vent’anni diciassette li abbiamo trascorsi qui, a Borgo Panigale. Tre in via del Pratello dove ancora ha sede la nostra Sala Studio che accoglie la scuola di teatro.

Ma non siamo stati mai solo un teatro di quartiere. Il quartiere abbiamo scelto che fosse un luogo dell’abitare contemporaneo, l’idea della cultura come incastro necessario di un disegno del vivere. Potremmo dire che Teatri di Vita prima di tutto si è curato di essere un piccolo spazio urbano, ricco di contenuti, dove si sta bene e succedono cose. Il nostro spazio urbano l’abbiamo disegnato col teatro e non solo. E, non senza orgoglio, possiamo dire che ci siamo riusciti: abbiamo fatto vent’anni di storia in un luogo lontano dalle due torri, da piazza Maggiore, dai salotti buoni di una città sempre troppo chiusa nei suoi portici.

Abbiamo fatto cultura in periferia, portando il buono in un parco tranquillo in mezzo a un’immigrazione dolente, portando il bello in edifici che erano in stato di abbandono che abbiamo ristrutturato e colorato di vita, portando la sicurezza là dove c’era il pericolo.

Oggi questa storia arriva alla festa del ventesimo compleanno e prova a consegnarsi alla città forte del successo riscosso dal suo pubblico: un pubblico vario, eterogeneo, emozionante ed emozionato.

Allora abbiamo deciso di regalarci, per questa occasione, l’immagine di come potremmo essere in futuro e come non possiamo ancora davvero essere. Abbiamo deciso di lanciare la sfida a noi stessi e rilanciare lontano. A buon intenditor poche parole.

Abbiamo deciso di regalare al pubblico alcuni pezzi del teatro e della danza tra i più sorprendenti e stimolanti del panorama internazionale. Non potremmo permetterceli. Questo è meglio chiarirlo fin d’ora. Non con le risorse con cui facciamo i conti. Ma dobbiamo permetterceli come operatori e come cittadini. Perché in questo sta la nostra scommessa e quell’idea di spazio urbano che vive perché qualcuno decide che esiste, c’è, e dunque ci si può permettere di sognarla.

Allora, per concederci questo lusso, questo saluto ai nostri vent’anni, eccoci qui con una proposta ancora una volta all’avanguardia del nostro destino. E lo facciamo incoscienti, ma allo stesso tempo consapevoli che è una necessità guardare, per dirla con Koltès, “là, dove ci si vede da lontano”.

 

 

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