"MOHÁBBAT (SULL'IRAN)"
3 novembre
Qual prezzo si paga quando si abbandona la propria terra di origine? Cosa si prova nell’iniziare un viaggio senza ritorno? Mohábbat è una parola persiana che significa “affetto, cura” e che Afshin Varjavandi identifica come fulcro della cultura da cui proviene, quella persiana, fino a rappresentare lo spirito della gente dell’Iran. Da questo fulcro parte l’indagine condotta dal coreografo e dai danzatori, che insieme diventano il simbolo di una “famiglia”, una delle tante, fuggite dal loro paese di origine, alla ricerca di nuove speranze e di un orizzonte libero e vitale.
"NON È NIENTE"
4-5 novembre
Il monologo affronta il tema, sempre più urgente, del maschile e della mascolinità tossica. Una riflessione compiuta da Nicolò Collivignarelli sui rituali che dall’infanzia all’età adulta creano la struttura del “vero uomo” di fronte agli altri uomini e alle donne. Un argomento centrale negli anni in cui crescono i reati di femminicidio che rivelano una malintesa percezione del maschile di fronte al femminile. Produzione Teatri di Vita.
"L'IDIOTA"
6-8 novembre
Il principe Myskin è l’idiota immaginato da Dostoevskij, un uomo ancora fanciullo catapultato in un mondo troppo adulto. La frase più celebre del romanzo è “la bellezza salverà il mondo”, ciò che tenta di fare, senza successo, il suo protagonista. Le vicende si susseguono come in un giallo o in una fiaba, ma in questo caso il principe non è ‘azzurro’, bensì povero, malato, goffo, a tratti grottesco, una sorta di Chaplin o Keaton ante litteram. Lo spettacolo è creato e interpretato da Valerio Pietrovita.








