Queer Cinema for Palestine:
No Pride in Genocide

A Message (Palestina, 2026, 3′) regia Mama Ganuush
Ceasefire بِكَفِّي قَهْـر (Slovacchia-Ungheria, 2025, 23′) regia Teodor Vladár
The 5-Year Plan for Financial Independence (Palestina, 2025, 7′) regia Dua Omari
Until We Return (Egitto-Scozia, 2025, 11′) regia Huss AC
We Will Haunt Your Archive (Usa, 2026, 10′) regia R.R.
Sorry (Canada, 2024, 7′) regia John Greyson
in collaborazione con Assopace Palestina e Queers4Palestine

sottotitoli italiani

domenica 21 giugno 2026, ore 21.15
(dopo “A place of our own
e prima dei cortometraggi “Arcobaleno“)

nell’ambito di Ipotesi d’amore

A Teatri di Vita, piazzetta Sergio Secci 1, Bologna

Torna dopo l’anno scorso a Teatri di Vita il festival internazionale diffuso Queer Cinema for Palestine giunto alla sua quarta edizione. Si tratta dell’evento cinematografico di giugno dedicato alla Palestina a tematica queer più diffuso nel mondo: quest’anno vede il coinvolgimento di ben 300 proiezioni in altrettanti spazi in 60 Paesi del mondo, dall’Albania al Venezuela passando per molti paesi europei, Usa, India, Taiwan, Australia ecc… in 20 lingue. Il programma di quest’anno prevede 6 cortometraggi di artisti queer, palestinesi e affini, che affrontano con linguaggi molto diversi i temi del festival, sottolineando il ruolo e la posizione dell’arte nella resistenza e nella lotta per la liberazione della Palestina.

A message raccoglie le voci dei palestinesi queer in esilio, ed è realizzato da una performer e attivista transgender palestinese che vive tra San Francisco e Lisbona. Ceasefire si concentra sulla figura dell’artista palestinese queer Nawras che vive in Slovacchia, ed è stato realizzato da un giovanissimo regista slovacco grazie a una campagna di crowdfunding. La regista palestinese Dua Omari, che vive a Gerusalemme, affronta in The 5-Year Plan for Financial Independence la storia palestinese come un ciclo ripetitivo di ingiustizia, esponendo le falle del sistema globale. Until We Return oscilla tra memoria e sogno, come un viaggio lungo il Nilo, attraverso le correnti oniriche del Cairo. We Will Haunt Your Archive colloca la manifestazione queer in solidarietà con la Palestina, che si è tenuta nel dicembre 2023 a San Francisco, nella più ampia storia dell’attivismo di ACT UP durante la crisi dell’AIDS. Infine, Sorry del regista pluripremiato John Greyson (Zero patience, Lilies, Mercurial) è un triplice ritratto di giovani donne, ossia Luna Alyaan, giovane violinista di Gaza uccisa da un drone Elbit; Eden Golan, cantante sionista che ha rappresentato Israele all’Eurovision 2024; Greta Thunberg, che ha guidato le proteste all’Eurovision di quell’anno: una satira nera sull’uso israeliano della musica come arma di propaganda.