Francesco. Cantico per creature
Adriatico per Eva Robin’s
Prima nazionale: Todi Festival, 6 settembre 2026

Che cos’è un Cantico per Creature?
Non una celebrazione del passato. Non una semplice rilettura del Cantico delle Creature. Ma un dialogo tra due epoche che si guardano a distanza di ottocento anni attraverso uno stesso nome: Francesco.
Da una parte Francesco d’Assisi, autore di una delle più alte espressioni poetiche della nostra tradizione, capace di immaginare una comunità che comprendesse il sole e la terra, l’acqua e il vento, gli animali e gli esseri umani. Dall’altra Papa Francesco, il primo nella storia della Chiesa ad assumere quel nome, scegliendo di collocare il proprio pontificato sotto il segno della semplicità, della fraternità e della cura della casa comune.
Tra queste due figure non esiste soltanto un’eredità spirituale. Esiste una stessa intuizione: riconoscere che nessuno vive da solo e che ogni esistenza è parte di una relazione più ampia.
Il Cantico per Creature nasce da questa visione. Non parla di dominio, ma di appartenenza. Non mette l’uomo al centro del mondo, ma lo restituisce alla sua condizione originaria di creatura tra le creature. Essere creature significa essere vulnerabili. Significa dipendere dagli altri, dalla natura, dal tempo, dall’amore e dalla cura. Significa riconoscere che la fragilità non è una mancanza, ma una condizione condivisa.
C’è una potente risonanza nell’immagine che ha segnato il pontificato di Papa Francesco e la memoria del nostro tempo: la sera del 27 marzo 2020, quando Francesco attraversò da solo la pioggia di Piazza San Pietro durante la pandemia.
In quel gesto sembravano incontrarsi il Santo e il Pontefice, il passato e il presente.
Un uomo solo che parlava a un mondo improvvisamente consapevole della propria fragilità.
Interpretato da Eva Robin’s, FRANCESCO. Cantico per creature non racconta una biografia e non mette in scena una figura religiosa.
Al centro vi è il Cantico stesso, con la sua straordinaria capacità di parlare ancora al presente. Francesco rimane come una presenza discreta, una sorgente da cui nasce una domanda che attraversa i secoli: come possiamo vivere insieme in un mondo fragile?
Il titolo sceglie volutamente la formula Cantico per Creature. Non un canto sulle creature, ma un canto rivolto alle creature di oggi. Agli esseri umani e ai paesaggi feriti. A chi cerca una casa, una comunità, un riconoscimento. A chi vive la guerra, il cambiamento, la differenza, la vulnerabilità come esperienza quotidiana.
In questo dialogo ideale tra Francesco d’Assisi e Papa Francesco, il Cantico diventa una lingua comune che attraversa il tempo e parla al nostro presente. Una lingua fatta di cura, di rispetto e di responsabilità reciproca.
Perché forse la più grande eredità contenuta in quel nome — Francesco — è proprio questa: ricordarci che siamo tutti parte della stessa fragile e meravigliosa comunità di creature.
