Il filo del telefono, lenza crudele dell’abbandono, sfianca la preda che si dibatte. Il filo della corrente scorre gelido come la vita, mordendo le carni. Il dolore, la lacerazione del distacco è qui anzitutto passione fisiologica. Uno scoppio, improvviso, schianta la donna: Eva cade fra terra e acqua. Giace immobile. L’uomo del bidone mormora qualcosa sul poco che ci vuole a spezzare una vita, e si rinchiude nella propria arca. Sull’acqua avanza, al ritmo di una disco-music, un’altra donna, sciabolando luce dalla fronte e va a imbucarsi anch’essa nel bidone. Eva resta un mucchietto inerte, indistinguibile. E domani? Domani, si sa, è un altro giorno, un altro luogo. Lo stesso dolore.