Società di pensieri n.8

8,5010,00

Società di Pensieri

RIVISTA TRIMESTRALE DI CULTURA

diretta da Stefano Casi

Edizioni :riflessi, 1994

numero 8
marzo 1994

corpo, silenzi e parole, bestia da stile
dedicato a Pier Paolo Pasolini*

in allegato, supplemento ICEBERG

euro 5,00 anziché 6,20
(a cui ai aggiunge: spedizione tracciabile: € 3.50; raccomandata, € 5.00)

NEL MENU SOTTOSTANTE GLI IMPORTI SONO COMPRENSIVI DELLA SPEDIZIONE

COD: N/A Categoria:

Descrizione

numero 8
marzo 1994

corpo, silenzi e parole, bestia da stile
dedicato a Pier Paolo Pasolini*

in allegato, supplemento ICEBERG


Stefano Casi, Editoriale
Licia Giaquinto, Di boschi e deserti
Helena “Jumpy” Velena, L’estasi della mutazione & il suo intrinseco dolore
Ivan Fedele, Arte, stile e scrittura
Antonietta Laterza, Pelle di sirena
Marco Martinelli, Genesi di Incantati
Ferhad Shakely, Con una coppa d’amore lo spirito si è ubriacato e il corpo è andato in rovina
Virgilio Sieni, Un’ora di danzatore contemporaneo
Branislav Petric, Sette giorni di guerra (con i commenti del vicino Stanisa Dautovic)
Santino Spinelli, Io, rom!

fotografie di Ammar Bouras

 

ICEBERG
supplemento allegato con le opere dei vincitori di poesia, narrativa e fotografia del concorso “Iceberg – Giovani artisti a Bologna” 1994:
Sabina Macchiavelli, Il rumore della guerra
Venceslao Cembalo, Immacolato
Andrea Cotti, Testimone di una fredda volontà
Enrico Brizzi, Mio cugino Jerry è arrivato a metà settembre
Concetto Pozzati, Turbamento che deve turbare (postfazione)
Trittico, fotografie di Vincenzo Izzo

 

* (le dediche di Società di pensieri sono solo ideali: generalmente gli articoli non riguardano esplicitamente l’autore dedicatario)

 

Brani da questo numero:

 

… Più avanti, da grande, quando ho cominciato a scrivere ho capito che quella porta, quel passaggio esistevano, che il silenzio poteva aiutare a entrarvi. Si dice che si possa scrivere solo di ciò che si conosce, presupponendo quindi che il bosco in cui ci si muove sia dentro di sé. Ma a volte, da bambina, mi sdraiavo sulla terra e dalla terra mi sembrava di sentire cose che mai avevo udito. Così ho pensato che per quei boschi passassero molte voci portate dal vento da luoghi lontani e che spesso le voci si impigliassero nei rami degli alberi aspettando di essere ascoltate, per essere così liberate e riprendere, trascinate dal vento, a vagare per il mondo.
Voci portate dal vento, aria dunque. Silenzio. E il corpo? Cosa c’entra con la scrittura? Una scrittura che ha corpo è una scrittura che riesce a dare a quei fantasmi impigliati negli alberi la terra, la dimensione dell’argilla. Come se quelle voci per esistere avessero bisogno di reincarnarsi. Nella mia scrittura mi piace impastare l’argilla, essere a contatto con la terra, dar corpo a quei sussurri a quelle voci a quei silenzi…

Licia Giaquinto

 

… Da piccolo, fra gli orci pregni d’olio, i gerani, i cipressi, le processioni, ho appreso il dialetto che mi ha segnato e continua a mutarmi. Il corpo, attraverso la cura e la disciplina che gli ho dedicato, è diventato lo strumento sensibile alla danza dialettale contemporanea. Uno stato d’inquietudine mi porta verso l’osservazione di un arcaico e nuovo paesaggio interiore: come danzatore e coreografo non ho testo, mi affascina il combattimento. La lingua che mi appartiene è un percorso di codici da trasgredire, ma in fondo appare e parla. Il problema infatti non è l’attenzione al codice, allo specifico, non è l’abitudine a un metodo ma a un sempre nascente stato interiore: alla fine appare la lingua. In questo senso iniziale/origine del tempo del danzatore si annida, è lì accucciata, l’energia e la tensione primaria che muove i tendini mentre il respiro regola l’aria compressa della stanza. Il mio respiro è nel grembo fisico e mentale e coscientemente, dalla disarmonia, il movimento procede a 30° verso destra. La stanza, come lo spazio che preferisco, è disarmonica e aritmica, niente è regolare e il simmetrico quando arriva è costantemente tradito…

Virgilio Sieni

 

… Il proiettile, il missile in volo non hanno sbagliato. L’arco puro del loro volo arcuato è sempre sopra di noi, mentre noi vagando li incontriamo nel percorso decisivo che dura senza limiti convenienti fra giorno e notte.
Ritornai a casa lasciando gli amici. Era passata da poco la mezzanotte. Davanti al mio ingresso, sul prato, era parcheggiata un’auto della polizia. Sebbene ci siano trenta abitazioni sapevo che erano venuti da noi…

Branislav Petric

Informazioni aggiuntive

Spedizione

Standard, Tracciabile