Samedi Détente 2019-02-21T17:53:45+00:00

Project Description

domenica 3 marzo 2019, ore 17:00

(incontro con la compagnia al termine dello spettacolo condotto da Rossella Menna)

in collaborazione con

Samedi Détente

concezione e coreografia Dorothée Munyaneza

con Nadia Beugré, Alain Mahé, Dorothée Munyaneza
occhio esterno Mathurin Bolze

disegno luci Christian Dubet

scenografia Vincent Gadras

costumi Tifenn Morvan

direttore di palco Marion Piry

tecnico luci Marine Levey

tecnico del suono Camile Frachet or Valérie Bascja

direttore di produzione Emmanuel Magis, Anahi assisted by Clémence Piere – www.anahiproduction.fr

produzione Kadidi Company with the support of Anahi/Emmanuel Magis Coproduction: Théâtre de Nîmes– scène conventionnée pour la danse, Théâtre La Passerelle–scène nationale de Gap et des Alpes du Sud, Bois de l’Aune-Aix-en-Provence, Théâtre des Salins–scène nationale de Martigues, L’Onde–Théâtre Centre d’Art de Vélizy-Villacoublay, Pôle Sud–Strasbourg, Théâtre Jacques Prévert–Aulnay-sous-Bois, Le Parvis–scène nationale de Tarbes, Théâtre Garonne–Toulouse, Réseau Open Latitudes 2 with the support of the Cultural European Programme, Théâtre de Liège, Théâtre de la Ville–Paris, BIT Teatergarasjen–Bergen.

con il supporto di Théâtre Le Monfort–Paris, of Friche Belle de Mai–Marseille, of DRAC (Regional Direction of Cultural Affairs) PACA- Ministry of Culture and Communication, of SACD, association Beaumarchais, Arcadi Ile-de-France, ADAMI e Mairie of Paris.

nell’ambito di Atlas of Transitions Biennale | HOME

Bologna 1 – 10 marzo 2019

Samedì Détente è il titolo di un popolare programma radiofonico che Dorothée Munyaneza ascoltava in Rwanda da bambina, prima che il genocidio la costringesse, all’età di 12 anni, a scappare dalla sua casa di Kigali con il padre e la sorellina. I fantasmi che la abitano da allora rivendicano il diritto di manifestarsi. Ma com’è possibile raccontare lo sterminio di 800.000 persone compiuto in soli 100 giorni? Come il dolore della bambina di fronte alla cieca violenza può dialogare con lo sguardo della donna che ricorda da un porto sicuro? Quali parole sanno farsi carico della condizione di essere stati testimoni oculari? In un lavoro poetico e lieve, capace di mescolare ricerca acustica, narrazione e presenza corporea, Munyaneza attraversa una storia, la sua, che non può contenere se non a costo di prenderla di mira, inseguendo i tracciati della propria memoria localizzati nello spazio e nel tempo.

Ho avuto un’infanzia felice, spensierata, piena di luce, amore, musica, danza, risate, apprendimento, e ho amato passare il tempo ad ascoltare la radio con i miei amici e quando ho deciso di fare uno spettacolo, ho voluto ricordarli attraverso la lente di quei momenti spensierati, ho scelto di parlare della loro morte, della nostra sopravvivenza, attraverso qualcosa che, nella mia memoria, mostrava allegria. Non volevo dare al mio primo spettacolo autobiografico un titolo che rievocasse il genocidio, ma piuttosto qualcosa che mi ricordasse la vita. (Dorothée Munyaneza)

Dorothée Munyaneza, cantante, coreografa e autrice ruandese, residente a Marsiglia. Interessata a investigare le cicatrici della storia, si è occupata del genocidio tutsi, della violenza di genere, della disuguaglianza razziale. Formatasi in ambito musicale alla Jonas Foundation di London, e in seguito in Studi Musicali e Sociali a Canterbury, prende parte all’album Anatomicdegli Afro Celt Sound System, compone e esegue le partiture vocali della colonna sonora del film Hotel Rwanda. Nel 2006, incontra il coreografo francese François Verret, e performa in alcune sue produzioni (Sans Retour, Ice, Cabaret and Do you remember, no I don’t). Da quel momento matura l’idea di meticciare canto e danza contemporanea. Nel 2010 Martin Russell produce il suo primo album Earth Songs, in collaborazione con James Brett.Oltre a insegnare musica alla Scuola Zip Zap in Sud Africa, collabora con coreografi e artisti, tra gli altri Nan Goldin, Mark Tompkins, Robyn Orlin, Alexandra Badea, Alain Buffard and Rachid Ouramdane, ed esplora i rapporti tradanza, poesia e musica sperimentale con Seb Martel, Alain Mahé, Jean-François Pauvros e Ko Murobushi. Dal 2013, anno della fondazione della compagnia Kadidi, dà vita lavori autonomi in qualità di ideatrice e coreografa.

Atlas of Transitions è un progetto internazionale promosso da Emilia Romagna Teatro Fondazione con Cantieri Meticci e Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna (programma Creative Europe). In partnership con 6 paesi europei – Polonia, Belgio, Francia, Svezia, Albania, Grecia – il progetto interroga le trasformazioni culturali legate al fenomeno migratorio, sperimentando modelli di reciprocità tra culture diverse, tra cittadini europei e nuovi arrivati. 

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