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Cuore d’Inghilterra – Il pensiero

 

Voglia d’Europa o paura d’Europa? Quando abbiamo cominciato a pensare a Cuore d’Inghilterra l’idea portante era provare a sbirciare nella produzione culturale e nelle tensioni interne di un paese che ci stava salutando e si stava allontanando. Lo vedevamo così: waiting for… Brexit, aspettando un abbandono che stavolta, al contrario di Godot, arriverà davvero, nel 2019. Poi in Italia l’alternativa tra voglia e paura d’Europa è diventata sempre più attuale, è diventata terreno di scontro politico, elettorale. E così quell’omaggio a un’Inghilterra che scivola via dall’Unione Europea si sta trasformando nel bisogno di confronto, nella scoperta di un qualche rispecchiamento. Se l’Inghilterra esce, noi in Italia stiamo giocando una strana partita sulla soglia. Mentre l’Unione Europea si sta sgretolando, come un puzzle che perde le tessere, grazie agli egoismi nazionali e alle convenienze dei partiti. Così, questo festival arriva tempestivamente a sollecitarci sui concetti di unione e separazione.

Cuore d’Inghilterra, come le precedenti edizioni del nostro festival dedicato a nazioni “da prima pagina” che vale la pena di raccontare cercando punti di vista diversi, ci porterà attraverso alcune esperienze di spettacolo dal vivo e di cinema, con mostre, musica, incontri e gastronomia. Ci racconterà un paese che guarda ambiguamente alla Brexit, e che scopre le sue fragilità di grande potenza coloniale dei secoli scorsi, diventata oggi terreno complesso e inestricabile di incontri e scontri multietnici. Ci racconterà un paese divaricato tra città e campagna. Ci racconterà un paese colpito dal terrorismo e solcato dalle spinte secessioniste. Ci racconterà un paese dalle grandi tradizioni di emancipazione e lotta, arenato in una cronaca che oscilla tra i matrimoni dei suoi reali e la violenza criminale che attanaglia Londra come mai nella sua storia.

Possiamo rispecchiarci in questo che per pochi mesi ancora è nostro “fratello” nell’Unione Europea? Ma soprattutto: cosa significa l’Inghilterra per noi italiani? La musica, il calcio, una lingua che si è infiltrata ovunque e che continuiamo a masticare malamente… ma soprattutto il punto d’arrivo per cervelli e muscoli in fuga, un sogno per cui sacrificare il buon cibo e il sole mediterraneo in cambio di un futuro migliore. Noi cerchiamo di andarcene – per un weekend, per un anno, per sempre – in Inghilterra, e intanto quella scivola via dall’Unione Europea. Per cinque giorni la tratteniamo qui, a Bologna, waiting for… Brexit. E poi si vedrà.