sabato 14 luglio – ore 21.00

Lettere dal fronte interno

3 – da pensionato a pensionato

 

Ogni sera il festival sarà aperto dalla lettura di una lettera in arrivo dalla Grecia. Il nostro modo di fare teatro di reportage.
Abbiamo provocato una corrispondenza tra una persona di nazionalità greca e una persona di nazionalità italiana, omologhe per professioni e interessi. Il concittadino italiano leggerà al pubblico ciò che la lettera del suo omologo greco racconta.
Un modo per scoprire, senza filtri, con l’umanità della scrittura, ciò che accade là, dove ci si vede da lontano.

Il titolo di questa sezione del festival, realizzata con la collaborazione di Margherita Dean, è mutuato da un libro di racconti in musica di Stefano Tassinari, scrittore prematuramente scomparso, a cui questo progetto è dedicato.
 
 
TERZA LETTERA: DA PENSIONATO A PENSIONATO

Valerio Montanari, ex dirigente della Biblioteca dell’Archiginnasio, legge la lettera di Antonis Chatzis, ex giornalista.

 

LA LETTERA DI ANTONIS CHATZIS

Caro collega
Mi chiamo Andonis e vivo ad Atene. Beh, non è poco vivere in una città con tutto questo peso storico. A volte si ha l’impressione che gli antenati ci restino male, che ci guardino severamente e dicano: “Troppo poco, figlio mio, troppo poco”. Insomma, si ha la sensazione di non essere mai all`altezza, ma per fortuna o per sfortuna ci pensiamo raramente. In effetti l`Acropoli e il Partenone che dominano la città sono più che altro un posto riservato ai turisti, fuori dalla nostra quotidianità.
Da due anni scarsi sono in pensione. Non so come è in Italia, ma qui essere in pensione non significa necessariamente riscuotere anche i soldi della pensione. Per arrivarci è una gran bella impresa. Bisogna trascorrere ore e ore della vita andando avanti e indietro da un ufficio all’altro e fare una bella collezione di firme e timbri e di mucchi e mucchi di documenti, la conquista di ognuno dei quali è un’impresa unica. Per darti un’idea: presupposto per ottenere il documento B è essere in possesso del documento A, che però ti viene rilasciato solo se hai il documento B. Io dopo due anni sono riuscito a guadagnarmi solo un anticipo. Ogni nuovo ministro che arriva promette di semplificare la pratica e far accorciare i tempi di attesa e invece i tempi… giusto per far dispetto, si allungano sempre più.
Scherzi a parte, bisogna ammettere che in questo periodo gli impiegati hanno un carico di lavoro molto più pesante rispetto al passato, dovuto in parte al fatto che il numero degli adetti è diminuito (chi va in pensione non viene sostituito a causa della crisi) e soprattutto al fatto che sono tanti i colleghi che, potendo, vanno in pensione per usufruire della vecchia legge che richiede meno anni di servizio.
Poi c’è il grosso problema della disoccupazione. Il tasso di disoccupazione fra i giornalisti è fra i più alti rispetto ad altri settori. I problemi erano cominciati prima della crisi economica, specie nella stampa e soprattutto nei quotidiani che non hanno avuto la flessibilità di adattarsi alle nuove tecnologie. I lettori diminuivano sempre, dato che avevano l’alternativa di informarsi in tempo reale e solitamente in modo gratuito da internet, e i quotidiani vivevano soprattutto di pubblicità. Con la crisi la plubblicità è calata tantissimo… quindi non c’era più niente da fare per affrontare le spese. Ultimamente ha chiuso un giornale storico l`«Elefhterotipia», che in italiano sarebbe °stampa libera°, un giornale sperimentale che ci ha accompagnati dalla caduta del regime dei colonelli (1974) fino a qualche mese fa, e che chiudendo ha lasciato per strada sulle 700 persone fra impiegati, tecnici e giornalisti. E nemmeno nei canali televisi e nella radio la situazione è felice, sempre a causa del calo della pubblicità. Quindi, chi puo`, sapendo che è estremamente difficile trovare un nuovo lavoro, scappa nel mondo dei pensionati.
Ma passiamo a cose meno spiacevoli. Come vivo questo passaggio da super indaffarato… al dolce far niente? Tutto sommato bene. Beh… bene è un modo di dire, perché è partita male. Mancavano pochi mesi per maturare gli anni richiesti per andare in pensione e ancora non avevo deciso se ritirarmi o continuare a lavorare per qualche anno ancora, ed ero perplesso e stavo lì a valutare i pro e i contro, finché non sono stato costretto a fare una scelta… di cuore. Ossia ho avuto un infarto. Per fortuna niente di molto grave, l’abbiamo beccato in tempo e me la sono cavata con uno “stent”, ma con tante di raccomandazioni da parte dei medici che avrei dovuto assolutamente cambiare modo di vivere. E devo ammettere che fino a quel momento la vita che conducevo non era esattamente esemplare. Prima di tutto non mi muovevo quasi mai. Appena svegliato, senza nemmeno fare colazione, in fretta e furia saltavo in macchina e sbarcavo davanti al computer dell’ufficio da cui mi allontanavo la sera per entrare di nuovo in macchina a raggiungere il divano di casa mia, dove trascorrevo il mio tempo libero davanti allo schermo del televisore, fino a sostituire il divano col letto. Delle mie abitudini di alimentazione… meglio non parlare. Andavo avanti tutto il giorno a digiuno con tanti caffè e tante birre e recuperavo a cena, mandando giù, tutto in una volta, quantità di cibo spaventose.
Le mie uscite poi, nei giorni liberi, consistevano più che altro nell’incontrare amici e andare a mangiare con loro in qualche ristorante, oppure andare da loro o invitarli da noi, sempre per mangiare.
E poi il fumo. Ho preso a fumare da giovanissimo e non ho mai smesso fino al giorno dell’infarto. Son sempre stato circondato da nuvole di fumo e posaceneri pieni zeppi di cicche spente. Insomma, possiamo dire che sono stato un fumatore accanito. Stranamente è stato semplicissimo togliere il vizio. Da quando sono entrato in ospedale non ci ho più pensato, senza fare fatica, senza crisi di astinenza, come se fossi sempre stato un non fumatore.
In un primo momento non ho fatto in tempo a realizzare il passaggio da lavoratore a pensionato. Fra ospedali, controlli, esami, visite mediche ero tutto preso dai problemi di salute. Poi la convalescenza… beh, non era poi tanto male farsi coccolare ed essere al centro dell’attenzione dei familiari e degli amici. Finito anche il periodo della convalescenza ho affrontato per la prima volta in vita mia il concetto “tempo libero”.
Devo dirti, caro collega, che in tutta la mia vita non ho fatto altro che lavorare. Provengo da una famiglia di agricoltori. Il mio paese si trova su una collina nei confini fra Grecia e Bulgaria. Io son nato lì, ma i miei erano profughi dell’Asia Minore. E’ un bellissimo paese, pieno di castagni e platani, con un panorama formidabile, ma purtroppo poco fertile. Quindi i miei non avevano i mezzi per farmi studiare e, finite le medie, ho dovuto affrontare da solo le spese degli studi, combinando lavori precari con la scuola. Da notare che nel mio paese non c’era il Liceo, quindi mi sono trasferito nella città più vicina e in seguito a Salonicco.
Dopo son venuti i colonelli, nel 1967: c’è stato, cioè, il colpo di stato. Ed erano grane per me, come per tanti altri ovviamente. Ero “schedato”: questo era il termine dell`epoca per dire che la polizia era al corrente delle tue opinioni politiche e che esse non le erano per niente gradite. Son dovuto scappare e mi son trovato, niente di meno, in Svezia. Se dovessi esprimere in sole due parole la mia esperienza svedese, direi ”Paradiso terrestre” . Un paese favoloso, ma dopo quindici anni di permanenza, son tornato in Grecia. Perché? Ottima domanda, a cui non saprei rispondere. Con la logica non riesco a trovare un unico motivo che giustifichi il mio rientro. Forse… il sole… deve essere stato il sole greco. A volte le cose che più contano per noi, anche a nostra insaputa, sono terribilmente e banalmente semplici. Certo, Atene come città non è paragonabile a Stoccolma, né come ambiente fisico (di verde ce n’è pochissimo) né, soprattutto, come organizzazione. Lì funziona tutto, qui non funziona niente. Eppure… non, saprei come spiegartelo, è una città a cui ci si affeziona subito, una città a portata d’uomo, non so, si ha la sensazione di sentire la vita scorrere fra le vene dei suoi edifici.
A Bologna non sono mai stato. In Italia sì, più volte. Mia moglie, d’altronde, è di origine italiana e mia figlia ha studiato a Roma. Non ci sono stato fisicamente, ma per tutti quelli della mia generazione Bologna è sempre stata la città-modello. Ricordo che anche gli svedesi erano interessati a studiare il “miracolo” bolognese. Beh, penso che con ogni probabiltà ne stiate risentendo anche voi un pochino della crisi, ma quando si parte da ottimo, resta sempre tanto, anche se si perde qualche punto.
Cielo, quanto ho deviato! Stavo dunque parlando del tempo libero. Ecco: dal non sapere cosa fosse ora mi son trovato a non sapere cosa farmene. Il che non è proprio vero. So solo che lo sto riempiendo diversamente. La mattina, seguendo anche i consigli dei medici, faccio una colazione abbondante e poi un lungo giretto. Mi porto dietro qualche libro e mi siedo in un caffè. Ah, i libri! Finalmente posso leggere quanto voglio. Sono appassionato di storia e sugli scaffali della mia libreria mi aspettano tanti volumi, accumulati negli anni, in attesa di tempi migliori… ed ecco che i tempi migliori sono arrivati.
Poi ho iniziato una nuova attività che mi riempie molto. Una volta la settimana lavoro all’Università, alla Facoltà di giornalismo: sono responsabile dei laboratori. In effetti, a causa dei tagli, non mi pagano, mi pagheranno quando… un domani… se…! Ma non importa, mi sento tanto bene stando con i ragazzi, che in realtà dovrei essere io a pagare.
A tutto ciò ci sarebbe da aggiungere un po’ di attività politica e più tempo per la famiglia e per gli amici. E anche internet e facebook. Quindi non mi annoio, anzi non mi annoio affatto.
Quel che piuttosto mi sembra un po’ sconcertante è, come dirti, il fatto di essermi trovato improvvisamente dall’altra parte dello schermo, o del microfono o del giornale. Ossia da “produttore” di notizie mi son trovato a essere “consumatore” di notizie. Non è che mi dispiaccia, ma mi sembra strano. Un leggero senso di colpa, come se mi trovassi a scroccare. Questa sensazione l’ho avuta molto forte in occasione delle elezioni, durante tutto il periodo della campagna elettorale e soprattutto con i risultati. Mi sembrava, diciamo, fuori posto, starmene bello e comodo, sprofondato in una poltrona a casa con la famiglia e gli amici a seguire i risultati. Beh, è una questione di tempo, si sa. Alle prossime elezioni ci avrò fatto l’abitudine e non ci penserò nemmeno.
Ecco, ti ho raccontato tante cose di me. Sono stato un po’ lunghetto, spero di non averti fatto annoiare. Strano che tu sappia ormai tante cose di me, mentre io non so niente di te.
Vienimi a trovare , così ti conosco anch’io. Mi farà piacere.
Un abbraccio
Andonis Chantzis