domenica 15 luglio – ore 21.00

Lettere dal fronte interno

4 – da pride a pride

 

Ogni sera il festival sarà aperto dalla lettura di una lettera in arrivo dalla Grecia. Il nostro modo di fare teatro di reportage.
Abbiamo provocato una corrispondenza tra una persona di nazionalità greca e una persona di nazionalità italiana, omologhe per professioni e interessi. Il concittadino italiano leggerà al pubblico ciò che la lettera del suo omologo greco racconta.
Un modo per scoprire, senza filtri, con l’umanità della scrittura, ciò che accade là, dove ci si vede da lontano.

Il titolo di questa sezione del festival, realizzata con la collaborazione di Margherita Dean, è mutuato da un libro di racconti in musica di Stefano Tassinari, scrittore prematuramente scomparso, a cui questo progetto è dedicato.

 
 
QUARTA LETTERA: DA PRIDE A PRIDE

Marta Facen, che ha fatto parte dell’organizzazione di Bologna Pride 2012, legge la lettera di Andrea Gilbert, curatrice e membro del Comitato Atene Pride.

 

LA LETTERA DI ANDREA GILBERT

Cara Marta,

Nonostante la giornata molto calda e il clima generale di disagio e di incertezza politico-sociale, l’ottavo Pride di Atene, ha avuto luogo il 9 giugno 2012. Il nostro Festival non è stato grande come lo scorso anno – quando i tempi erano diversi e c’era tutto l’entusiasmo legato al Movimento Occupy che si sviluppava in quei giorni. Eppure abbiamo avuto circa 7.000 partecipanti alla nostra pacifica, gioiosa parata.

Tu sai che Athens Pride è un’associazione di soli volontari. Lavoriamo molto duramente e il nostro solo compenso è il successo della nostra manifestazione e il piacere di coloro che la frequentano. Anche in tempi migliori non abbiamo mai avuto alcun sostegno dal governo o a livello internazionale, e molto poco in termini di sponsorizzazioni e donazioni private. Quasi tutti i finanziamenti per il Pride di Atene provengono da un’asta d’arte organizzata presso la galleria Breeder, che curo io. Generosi contributi di opere di artisti greci e stranieri fanno del Pride di Atene l’unico Pride al mondo sostenuto dalla comunità delle arti visive.

Io sono una curatrice e critica d’arte freelance. Non ho un vero lavoro da diversi anni, il che è male per me, ma buono per il Pride di Atene perché ho un sacco di tempo da dedicare all’organizzazione. Ed è più che un lavoro a tempo pieno. Ma sono riuscita a fare anche molti viaggi, per incontrare altri attivisti nei paesi del Mediterraneo e nella regione balcanica.

Quest’anno il Pride di Atene ha risposto alla crisi economica con questo slogan: “Love me, it’s free” (“Amami, è gratis”). Con questo slogan abbiamo sottolineato che tutte le persone LGBT devono avere completa accettazione e rispetto sia sul piano istituzionale che su quello personale. Abbiamo sottolineato che l’amore è ciò che lega insieme le società e le protegge, mentre l’odio le separa.

In tempi di crisi i diritti umani sono sempre le prime vittime. Prova evidente di questo è la crescita in Grecia di un partito politico fondato sull’odio verso gli altri, così come le molteplici violazioni senza precedenti da parte di agenzie governative dei diritti di altri gruppi vulnerabili.

In questi ultimi due anni, il governo dei socialisti del PASOK, nonostante il suo impegno pre-elettorale, ha messo in stand-by ogni tentativo di promuovere l’unione civile tra persone dello stesso sesso. Gli altri tre partiti parlamentari (SYRIZA [Coalizione della Sinistra Democratica], l’Alleanza democratica, e la Sinistra Democratica), che hanno dichiaratamente sostenuto le nostre richieste in passato, hanno scelto la strada del silenzio.

Conosco i problemi che avete in Italia. Anche la Grecia è uno dei paesi più omofobi d’Europa, una situazione peggiorata dal mito perpetrato dal governo e anche da membri della nostra stessa comunità che qui tutto vada bene. Vi posso assicurare che è tutt’altro che così.

Nel maggio 2011, l’ILGA-Europe, l’International Lesbia and Gay Association, ha classificato la Grecia a 2 nella Rainbow Map, che riflette la situazione legale dei diritti umani delle persone LGBTI in Europa – lo stesso rating dei suoi vicini Serbia, Bulgaria, Romania e Albania. Un anno dopo, questi altri paesi hanno raggiunto un rating di 6, mentre la Grecia è rimasta ferma a 2. L’Italia l’anno scorso era 0, ma ora è valutata 2 ½. Anche qui una situazione non molto buona.

Nel mese di marzo abbiamo sentito dire dall’Ambasciatore della Grecia alle Nazioni Unite durante il 19° meeting del Consiglio dei Diritti Umani una serie di bugie in materia di “piena” protezione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere in Grecia. Di fatto, lo stato greco non ha fatto nulla per proteggere l’orientamento sessuale e l’identità di genere contro le espressioni di odio e i crimini ispirati dall’odio. Per quanto riguarda la questione del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, il nostro rappresentante ha detto che la Grecia sta valutando la questione. Ma il Ministro della Giustizia, della Trasparenza e dei Diritti Umani, non ha mostrato tali intenzioni. In realtà, non ci sono leggi che tutelano i nostri diritti umani e la nostra dignità. E soprattutto, non ci sono leggi che riconoscono coppie dello stesso sesso o le loro famiglie.

Ma la lotta per i diritti umani e civili prosegue. Il pride di Atene continuerà a marciare avanti nella pace e nell’amore, portando le bandiere dell’uguaglianza e del rispetto per tutti i membri della società.
Mi è dispiaciuto non vedervi quest’anno al Pride di Atene. Spero davvero che tu e molti dei vostri amici vi unirete a noi il prossimo giugno.

Vostra in orgoglio, con amore da Atene!

Andrea Gilbert
portavoce di Athens Pride