sabato 21 luglio – ore 21.00

Lettere dal fronte interno

7 – da fumettista a fumettista

 

Ogni sera il festival sarà aperto dalla lettura di una lettera in arrivo dalla Grecia. Il nostro modo di fare teatro di reportage.
Abbiamo provocato una corrispondenza tra una persona di nazionalità greca e una persona di nazionalità italiana, omologhe per professioni e interessi. Il concittadino italiano leggerà al pubblico ciò che la lettera del suo omologo greco racconta.
Un modo per scoprire, senza filtri, con l’umanità della scrittura, ciò che accade là, dove ci si vede da lontano.

Il titolo di questa sezione del festival, realizzata con la collaborazione di Margherita Dean, è mutuato da un libro di racconti in musica di Stefano Tassinari, scrittore prematuramente scomparso, a cui questo progetto è dedicato.

 
 
SETTIMA LETTERA: DA FUMETTISTA A FUMETTISTA

Giulio Macaione, fumettista, legge la lettera di Giannis Bardakos, fumettista.

 

LA LETTERA DI GIANNIS BARDAKOS

Caro amico,

I nostri Paesi sono uniti da secoli di storia e le nostre coste sono bagnate dalle acque dello stesso mare, il Mediterraneo e per questo siamo qualcosa di più che semplici vicini; sono anche sicuro che la lettera che stai leggendo avrei potuto evitarla se avessi potuto guardarti negli occhi e, tenendoti per mano, ti avrei portato a fare un giro per le strade di una città greca.

Mi chiamo Giannis e vivo ad Atene.
Lavoro da quando ero molto giovane, ancora adolescente, potrei dire. Sono un artista, disegno cartoni animati e mi occupo anche di regia. Faccio di tutto, come tutti quelli che lavorano in questo campo.
Ho 36 anni, faccio il segretario, il ragioniere, il corriere, preparo il caffè, mi occupo di marketing e di vendita per il mio lavoro e, naturalmente, disegno anche. Faccio qualche schizzo, qualche immagine per film.
Negli ultimi quattro anni nessuno dei miei clienti è stato puntuale nel pagamento; in genere i miei clienti sono agenzie pubblicitarie, società di produzione e ci impiegano sei o sette mesi prima di darmi i soldi che mi devono e, in caso di fallimento, non ho nessuna possibilità di essere pagato.
Naturalmente le tasse per i soldi che non mi sono comunque entrati, le debbo versare allo Stato greco ed anche con preciso rispetto delle scadenze. La stessa cosa accade per i lavoratori presso queste società i quali lavorano 15 ore al giorno, compreso il sabato e la domenica, per 700,00 Euro al mese.
Ed io continuo a preparare il caffè, a fare il ragioniere, a rispondere al telefono e, se riesco a trovare un po’ di tempo, butto giù qualche schizzo o qualche disegno. Prima o poi smetterò, ci sto pensando molto seriamente, perché mi rendo conto che tutto questo non ha senso. Sono circondato da persone prese dalla frenesia di andarsene: ho 36 anni, non ho figli e mi considero fortunato perché posso prendere la mia valigia ed andarmene senza mettermi troppi pensieri. Quest’idea mi passa per la testa tutti i giorni ma ci sono molti altri sentimenti che passano, invece, dal cuore e mi dicono di non farlo, di non lasciare tutto quello che ho realizzato fino ad oggi e di non abbandonare le persone che sono vissute con me.
Ieri Stavros, un carissimo amico, mi ha detto che se ne va a Londra, in Ottobre; Stavros ha un grande talento, come pochi in Grecia. Panos fra una settimana partirà per la Svezia, Magda si trasferisce, forse per sempre, a Boston mentre Tina si prepara per New York. Maria forse andrà a Londra, Konstantina a Berlino. Tutta gente in gamba, sveglia con grandi capacità e con voglia di lavorare ma che non trova lavoro anche perché nessuno vuole uno capace, nessuno assume chi si trova al massimo delle sue capacità produttive e che sia in grado di fare molto. Più facilmente assume uno studente che realizza un terzo del lavoro di valore medio ma che si accontenta di 200 Euro al mese; lo studente non ha esigenze da soddisfare né richieste o rivendicazioni da portare avanti per il lavoro. Qualcuno ha tentato di costruire un lavoro proprio anche per rafforzare l’imprenditoria del Paese; anche loro affrontano i miei stessi problemi se non molti di più: in primis per lo Stato greco chi cerca di fare qualcosa è, per definizione, ladro ed impostore che va punito perché osa fare qualcosa cominciando da zero.
In Grecia, tutti abbiamo sensi di colpa perché ci rendiamo conto di avere una grossa parte di responsabilità per il caos che regna nella società e nella vita pubblica. Ammettiamo i nostri errori e quelli dei nostri genitori, riconosciamo gli errori degli altri. Anzi, fino ad ora abbiamo fatto così; può anche darsi che la nostra ammissione non sia proprio sincera del tutto, sia un po’ artefatta perché a causa della pressione costante nella quale viviamo, molti se la dimenticano o si pentono e passano dalla parte opposta. Rifiutano una pur minima partecipazione e corresponsabilità alla situazione di caos ed antepongono una motivazione complessivamente dogmatica e conservatrice.
Siamo Greci, dicono, e siamo degni di molte cose perché siamo Greci. Credo che queste sciocchezze riflettono il pensiero di una minoranza. Con tristezza vedo che sono in molti ormai a pensarla così
Immagino che la Grecia sia un interessante oggetto di studio per gli psicologi. Ingenuità, sensi di colpa, aggressività, razzismo ma anche una carità da narcisisti., suicidi, depressione, lamento e dolore con senso di vittimismo che va avanti da molti anni come se sentissimo un continuo ed ingiusto confronto con la grandezza del passato.
La quale grandezza del passato è stata scelta da noi stessi come nostro simbolo, come elemento che ci caratterizza. Viviamo in un paese dove gli abitanti si comportano come bambini che continuamente sono messi a confronto con i loro fratelli più grandi che hanno costruito splendidi monumenti. E calciamo, piangiamo, urliamo tanto da restare senza fiato mentre il viso ci diventa paonazzo e imbronciati accarezziamo il nostro passaporto greco. Un po’ meandro, un po’ colonna di stile dorico, aggressività e precarietà.
Vivo in una città che la paura della catastrofe del fallimento nella psicologia degli abitanti, già interiormente falliti, ha trasformato in un covo di violenza selvaggia. Accanto a me la gente giornalmente si insulta e si fa largo a gomitate; questa situazione c’è sempre stata ma è venuto meno ciò che faceva da contrappeso. Non c’è più la nostra umanità, se n’è andata via dalla Grecia come i depositi bancari di chi giustamente si è spaventato. Ma per quanto in Grecia ci sconvolga una mancanza di equilibrio psichico, non è giusto che siamo così tanto tormentati, siamo uomini; alla fine la situazione travolge tutti, anche quelli che si danno da fare in modo serio.

Mentre ti scrivo questa lettera sono fuori e bevo un caffè: la caffettèria è piena di studenti e disoccupati, lo leggo negli occhi, vedo con quale insicurezza tengono in mano la banconota da 5 euro per pagare il caffè che costa 4 euro. Vedo la stessa incertezza del 45enne seduto di fronte che guarda gli annunci di lavoro sul giornale. È vestito con abiti di qualità e regge in mano un iphone, forse l’ultimo acquisto caro per quest’anno e per i prossimi 2-3 anni.

Dentro il grigiore della preoccupazione e della depressione di massa si notano diverse immagini e luminosi raggi di speranza.
Piccoli gruppi creano agili possibilità imprenditoriali e collaborano con l’estero e permettono entrata di denaro nel paese. Queste persone lavorano, producono prodotti moderni ed antagonistici, nonostante si trovino in un ambiente difficile e non ospitale come quello determinato dallo Stato greco. Programmatori, grafici, scrittori, produttori di prodotti agricoli con grande richiesta da tutto il mondo.
Gli artisti creano, scrivono e compongono, mettono in scena opere teatrali e cinematografiche con buone prospettive e tutto senza il pur minimo supporto da parte dello stato.
Ad Atene, negli ultimi anni, abbiamo riscoperto il senso di aggiustare: vengono cuciti abiti di nuovo, si aggiustano computer.
Vengono aperti piccoli uffici che offrono splendidi servizi e prodotti in tutto il mondo; ragazzi di 18/19 anni fanno cose con un laptop che 5 anni fa sarebbero sembrate produzioni molto costose e sarebbero state sponsorizzate dallo Stato con migliaia di Euro.
I Greci la pensano in un modo diverso, ormai, ma c’è qualcosa che non permette di capire quello che vogliono e quello che possono veramente. Forse è l’aria, l’atmosfera. In effetti nell’aria c’è odore di decadenza come non mai.
Che cosa possono fare questi esempi di uomini luminosi in un ambiente corrotto e scontato o si adattano o se ne vanno o lottano per cambiarlo. Tre possibilità per tutti noi, qui in Grecia.
L’importante, a mio giudizio è lo spazio, le regole del gioco, le condizioni di partenza dell’esperimento, siamo obbligati ad imparare a funzionare nell’interno di questo spazio o diversamente a metterci d’accordo per cambiarlo in maniera democratica. Il cambiamento ha bisogno di tempo,applicazione ed equilibrio di ragione e sentimento e questo è un’amara coscienza mentre aspettiamo che tutto succeda presto.
Stiamo vivendo un momento molto particolare per tutta l’umanità. Non ci sono scuse, ci sono i mezzi c’è l’informazione c’è la possibilità. Quello che manca ai Greci è la motivazione, Su quest’equilibrio siamo chiamati a mostrare quello che possiamo: produrre una nuova cultura, nuove idee e trasformare lo spazio nel quale viviamo in un ambiente più umano.
Nell’interno di questo ambiente noi Greci forse impareremo a collaborare ed a convivere dopo aver avendo allontanato i dogmi del nazionalismo e della religione, impareremo anche a restare nell’interno dei due poli umanità e logica.

Vorrei concludere con una frase di un filosofo inglese e non greco;

To love is wise, to hate is foolish

Bertrand Russel

Ti auguro un’estate interessante e di tutto riposo

Giannis

(traduzione Maria Luigia Di Stefano)