domenica 22 luglio – ore 21.00

Lettere dal fronte interno

8 – da positivo a positivo

 

Ogni sera il festival sarà aperto dalla lettura di una lettera in arrivo dalla Grecia. Il nostro modo di fare teatro di reportage.
Abbiamo provocato una corrispondenza tra una persona di nazionalità greca e una persona di nazionalità italiana, omologhe per professioni e interessi. Il concittadino italiano leggerà al pubblico ciò che la lettera del suo omologo greco racconta.
Un modo per scoprire, senza filtri, con l’umanità della scrittura, ciò che accade là, dove ci si vede da lontano.

Il titolo di questa sezione del festival, realizzata con la collaborazione di Margherita Dean, è mutuato da un libro di racconti in musica di Stefano Tassinari, scrittore prematuramente scomparso, a cui questo progetto è dedicato.
 
 
OTTAVA LETTERA: DA POSITIVO A POSITIVO

Alessandra Cerioli, presidente nazionale di Lila – Lega Italiana per la lotta contro l’Aids, legge la lettera di Nikos Dedes, presidente di Positive Voice.

 

LE LETTERA DI NIKOS DEDES

Cari amici,
questa voce vi arriva da un vostro vicino, e dal momento che condividiamo lo stesso mare, condividiamo anche alcune delle nostre visioni e preoccupazioni. Questo è il vostro vicino greco che cerca di parlarvi di alcune avversità che il mio paese sta affrontando. Vi parlo mentre i miei compagni e io cerchiamo di rimanere saldi nel bel mezzo di una crisi. Chi sono i miei compagni e di quale crisi stiamo parlando?
Durante il 2011 in Grecia abbiamo avuto una esplosione di diagnosi di Hiv, soprattutto concentrate tra le persone che si iniettano droghe, una esplosione che è ancora in corso. Questi sono i nostri nuovi compagni. Recentemente ci è successo di vedere su tutti i media greci le foto di lavoratrici del sesso, molte di loro senzatetto e consumatrici di droga, che sono state diagnosticate sieropositive in seguito a un test forzato, e per questo sono finite in prigione. Anche queste sono le nostre nuove compagne. E non ci dimentichiamo dei migranti che vivono nel mio paese e che sono stati posti sotto controllo da una legge che permette la detenzione e la deportazione sulla base delle loro condizioni di salute.
I dati sono chiari: abbiamo un costante aumento dei casi di Hiv riferiti durante gli ultimi dieci anni e stiamo affrontando una epidemia concentrata, soprattutto tra i maschi che fanno sesso con altri maschi. Anche se dopo l’esplosione tra i consumatori di droghe di cui parlavamo prima, avvenuta nel 2011 ma che sembra proseguire nei primi mesi del 2012, i consumatori di droghe sono diventati la popolazione più colpita dell’anno in corso. Nonostante questo, molti professionisti – politici, forze di polizia, amministratori nel campo della sanità, medici – hanno voluto o sono stati costretti a ignorare questi dati e le buone condotte alle quali dovrebbero attenersi. Si è scatenata una guerra non dichiarata. Non si può dire che questa situazione sia priva di connessioni con la crisi economica che stiamo affrontando, anzi: ovunque si sente ripetere il motto “non ci sono soldi” ma non si trova nessuna strategia pianificata che possa focalizzarsi su come lavorare per proteggere i gruppi vulnerabili con meno fondi (distribuendoli meglio).
Alcune persone assennate hanno preso posizione in questa guerra dell’informazione in corso. Dicono che la pubblicazione di fotografie e dati personali di persone Hiv-positive sulle basi di una presunta difesa della salute pubblica è un modo per sostenere, in maniera falsa e ingannevole, che la protezione degli interessi pubblici non può essere affiancata dalla contemporanea protezione dei diritti civili fondamentali, degradando la cultura legale costituzionale ed europea. Le misure che intendono proteggere la salute pubblica non possono violare i diritti civili dei pazienti e delle persone che vivono con l’Hiv o con l’Aids. I provvedimenti finalizzati a sostenere la salute pubblica non dovrebbero rompere il giusto e necessario equilibrio in accordo con il principio garantito dalla Costituzione della proporzionalità. La rivelazione di dati e immagini personali non solo viola i diritti intrinsecamente connessi al rispetto della dignità umana e dello status di ogni paziente, ma è anche un provvedimento inadeguato per la prevenzione e per la protezione della salute pubblica. Il fatto che un significativo numero di persone abbia contattato i dipartimenti diagnostici per fare il test per l’Hiv conferma che la questione centrale nella educazione della popolazione generale non sta nella pubblicazione di informazioni private e foto di un numero in continuo aumento di persone con Hiv ma nel diffondere la consapevolezza sull’esistenza del virus in specifici istituzioni e aree nel centro di Atene.
Vogliamo affermare forte e chiaro che la persecuzione criminale contro le persone che lavorano con il sesso e che vivono con l’Hiv per lesioni colpose o intenzionali solleva preoccupazioni sulla inappropriata applicazione del codice penale, specialmente in contesti in cui i clienti hanno il potere sociale ed economico per pretendere l’uso del preservativo. Queste pratiche sono una violazione dei diritti umani di chi lavora con il sesso, del suo diritto alla libertà, alla privacy e alla riservatezza delle informazioni riguardanti il suo stato di salute. Sono discriminatorie e in completa contraddizione con tutti i trattati internazionali e dell’Unione Europea che la Grecia – come tutti i paesi dell’Unione – ha ratificato. Sono anche completamente controproducenti in termini di prevenzione dell’Hiv e in opposizione con tutte le raccomandazioni fatte nella lotta contro l’Hiv. Fare delle lavoratrici del sesso un capro espiatorio non fermerà le nuove infezioni ma peggiorerà solo lo stigma e la discriminazione di chi lavora con il sesso e di chi vive con l’Hiv. Il test obbligatorio e la rivelazione dello stato di sieropositività delle lavoratrici del sesso sta solo contribuendo ad aumentare la sfiducia nelle istituzioni mediche e a far sì che le lavoratrici del sesso evitino di avvicinarsi alle cure mediche, quando invece dovrebbero sentirsi incoraggiate e rispettate. Se le sex worker ignorano il loro stato Hiv e non si avvicinano alle cure mediche, non saranno in grado di accedere ai trattamenti per l’Hiv che possono sia migliorare le loro condizioni di salute sia dare un beneficio alla popolazione generale in termini di prevenzione.
Siamo ulteriormente preoccupati dal recente emendamento alla legge sull’immigrazione adottato nell’aprile scorso che sembra indicare la detenzione automatica per i migranti e i richiedenti asilo che abbiano una malattia infettiva e che appartengano a un gruppo ad alto rischio di infezione, senza considerare se si siano davvero esposti a un rischio di contagio. Questo riguarda chi lavora con il sesso, chi fa uso di sostanze per via endovenosa e potrebbe riguardare anche le persone che vivono con l’Hiv. Il fatto che la legge consideri le persone con Hiv, le sex worker e i consumatori di droghe come una minaccia sanitaria basandosi solo sul loro status sociale e di salute, è completamente sproporzionato e discriminatorio e rappresenta una restrizione all’ingresso, permanenza e residenza basata sull’Hiv.
…………………………………..
Alcuni di voi forse stanno già pensando che tutte queste avversità sono legate al comportamento umano e alla nostra naturale tendenza a divertirci. Lasciate che spenda qualche parola in più sulle avversità dell’amore. Lo sapete, l’amore vi può fare sentire come se camminaste a un metro da terra, ma a volte – magari il mattino seguente – l’amore si porta dietro delle storie non dette che sono difficili da raccontare. È il momento in cui l’amore diventa relazione. Quanti segreti e bugie si possono nascondere dietro la maschera dell’amore?
Sono quei segreti e quelle bugie che ci costringono a nasconderci e a non rivelare chi siamo – e ci sono molti modi per nascondere chi siamo. O meglio è la paura della reazione che avremo nel momento in cui tireremo fuori i nostri segreti. Abbiamo il terrore di perdere qualcuno o semplicemente di uscire sconfitti, abbiamo il terrore del nostro “io” cattivo.
Dovrei dire al mio compagno o alla mia compagna dove ho dormito la scorsa notte? O magari lo scoprirà lo stesso, in un modo o nell’altro? Ma aspettate un momento: come posso essere sicuro che lui o lei fosse da solo quella mattina? Essere sicuri non è un concetto su cui fare affidamento quando si parla di amore o di fare l’amore. Ma l’amore è certamente dolce, perciò cerchiamo di non renderlo ancora più complicato di quanto non sia.
Si potrebbe cominciare cercando di essere onesti con se stessi. Potremmo domandarci: cosa mi farebbe sentire peggio, continuare nella paura e mentire solo per sentirmi accettato o osare dichiararsi in modo da poter essere amato per ciò che sono? Ci ricordiamo di come ci siamo sentiti quando abbiamo rivelato di essere traditori del nostro amore, del nostro miglior amico, di essere gay, di essere lesbica, di essere sieropositivo? Cos’era più importante? La foga del momento o la libertà di essere se stessi?
Possiamo guardare alla persona che ci siede accanto e chiederci quando è stata l’ultima volta che ha fatto il test per l’Hiv. Quando è stata l’ultima volta che ha fatto sesso senza protezione? Avrà l’Hiv? E questo mi impedirà di amarla? Poi possiamo porre le stesse precise domande su noi stessi. Può essere sorprendente scoprire quanto poco ci conosciamo e allo stesso tempo quanto facilmente siamo disposti a sparare giudizi sugli altri.
L’amore certamente non è il regno dell’“essere certi”, perciò non ci sarà alcun partner stabile finché trascineremo il nostro incerto passato verso un altrettanto incerto futuro. Per questo dobbiamo prenderci cura di noi stessi e di coloro che amiamo o che ci fanno esplodere di desiderio.
Possiamo cominciare con l’essere onesti, prendere decisioni informate e testarci per l’Hiv frequentemente, a seconda della frequenza con cui giochiamo con altri. Ci sono persone vicine che possono essere d’aiuto per affrontare il test: (qui si possono aggiungere le organizzazioni Hiv regionali).
Grazie per la vostra attenzione
Nikos Dedes