la sufficienza del presente / l’insufficienza del futuro

la sufficienza del presente
l'insufficienza del futuro

teatri di vita 2015-2016





 

il pensiero della stagione 2015-2016

 

la sufficienza del presente

 

è sufficiente questo presente? sufficiente a dire che siamo persone capaci di vivere su un pianeta tanto malandato e offeso?
sufficiente a dire che costruiamo relazioni equilibrate col prossimo? sufficiente a farci sentire rispettati, protetti, difesi?
sufficiente a far sentire rispettati, protetti e difesi tutti coloro che sbarcano coi loro nulla da altrove in guerra, in fame o in oppressione?
è sufficiente questo presente?
noi, da qui, leggiamo un tempo mediocre che oscilla tra il 5 e il 6, o tra il 15 e il 16, o tra il 2015 e il 2016.
e proviamo a raccontarvi il punto di vista di alcuni autori del presente, autori che combattono con la scena questo duro destino che ci tira in basso. e per questo ripartiamo dall’america, dal grande e ambiguo sogno dell’eccellenza.
che mondo sarebbe stato se la frase di bob kennedy del 18 marzo del 1968 sul pil avesse trovato, anziché una pistola, un riscontro nel vivere contemporaneo? saremmo oggi oltre la sufficienza?
la nostra stagione un po’ prova a chiederselo. senza risposte…

 

 

l’insufficienza del futuro

 

è sufficiente il futuro che ci attende? perché prima ancora di averlo provato, di averlo vissuto, lo sentiamo insufficiente a rispondere alle nostre aspettative, alle nostre esigenze?

la seconda parte della stagione ci accompagna con i temi del presente che lanciano in avanti esche per un futuro insondabile che ci aspetta al varco, pieno di miraggi e di insicurezze.

è una stagione di futuri personali: il futuro dell’adolescente e quello del vecchio, il futuro di chi attende la morte in un ospedale e quello di chi insegue l’immortalità nelle reti digitali e nei social forum, il futuro di chi cerca l’identità sociale che gli viene affibbiata e quello di chi si interroga sull’identità di genere e la costruzione del gender.

è una stagione di futuri che grondano ansia e paura in un cortocircuito inquietante col passato: il futuro di un mondo dominato dal fondamentalismo ideologico o religioso, il futuro di antiche terre di pace diventate luoghi di conflitto perenne, il futuro di guerre incombenti radicate nella storia d’europa, il futuro di una politica populista e massificante che azzera l’unicità dell’uomo.

uno spettacolo ritorna in entrambe le parti della stagione, quella della sufficienza del presente e quella dell’insufficienza del futuro: è “is,is oil”. non a caso: sono le parole di pasolini dalla sua opera incompiuta “petrolio”. parole radicate nelle inquietudini del suo presente degli anni ’70 e proiettate nel suo futuro che è il nostro presente, e sono parole che ci proiettano ancora nel nostro stesso futuro, attraverso i presagi di un tempo amaro. e insufficiente.