Reality

9-10 novembre 2012 21


REALITY


ideazione e performance Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
a partire dal reportage di Mariusz Szczygieł “Reality”
(traduzione di Marzena Borejczuk, Nottetempo 2011)
disegno luci Gianni Staropoli
consulenza per la lingua polacca Stefano Deflorian, Marzena Borejczuk e Agnieszka Kurzeya
collaborazione al progetto Marzena Borejczuk
organizzazione e comunicazione Filipe Viegas
produzione Planet3/Dreamachine, ZTL-Pro, Armunia/Festival Inequilibrio
con il contributo di Provincia di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali
in collaborazione con Fondazione Romaeuropa / Palladium, Teatro di Roma e PAV
Residenze: Armunia/Festival Inequilibrio, Ruota Libera/Centrale Preneste Teatro, Dom Kultury Podgórze patrocinio Istituto Polacco di Roma
con il sostegno di Nottetempo, Kataklisma/Nuovo Critico, Istituto Italiano di Cultura a Cracovia, Dom Kultury Podgórze

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Realtà, reality senza show, senza pubblico. Essere anonimi e unici. Speciali e banali. Avere il quotidiano come orizzonte. Come Janina Turek, donna polacca che per oltre cinquant’anni ha annotato minuziosamente i dati della sua vita: quante telefonate a casa aveva ricevuto e chi aveva chiamato (38.196); dove e chi aveva incontrato per caso e salutato con un “buongiorno” (23.397); quanti appuntamenti aveva fissato (1.922); quanti regali aveva fatto, a chi e di che genere (5.817); quante volte aveva giocato a domino (19); quante volte era andata a teatro (110); quanti programmi televisivi aveva visto (70.042). 748 quaderni trovati alla sua morte nel 2000 dalla figlia ignara ed esterrefatta.

“Nella routine quotidiana succede sempre qualcosa. Sbrighiamo un’infinità di piccole incombenze senza aspettarci che lascino traccia nella nostra memoria, e ancor meno in quella degli altri. Le nostre azioni non vengono infatti svolte per restare nel ricordo, ma per necessità. Col tempo ogni fatica intrapresa in questo nostro quotidiano affaccendarsi viene consegnata all’ oblio. Janina Turek aveva scelto come oggetto delle sue osservazioni proprio ciò che è quotidiano, e che pertanto passa inosservato” (Mariusz Szczygieł).

Nessuno stupore se una scelta del genere la fa un artista in una qualche performance: quello che mette uno strano brivido addosso nello scorrere la vita nei dettagli di questa anonima casalinga di Cracovia, è che non è un’opera artistica, non è un paradosso intellettuale, non è rivolto in nessun modo ad un pubblico. Per sua scelta personale, aveva cominciato intuitivamente a nobilitare il proprio trantran quotidiano. Perché?

 

Daria Deflorian (autrice e attrice, tra l’altro con registi come Arcuri, Martone, Baliani, Remondi e Caporossi) e Antonio Tagliarini (autore e performer) investigano da tempo, separatamente, nei loro spettacoli e nelle loro performance i confini del reale e la soglia sottile tra realtà e rappresentazione. Spettacolo-chiave di questa ricerca, che i due artisti hanno realizzato insieme per la prima volta, è stato “Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch” (2008), che hanno portato anche in numerosi paesi stranieri. Da quest’opera si è sviluppato un percorso di ricerca comune che li ha portati a sondare i limiti della rappresentazione.