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ultimo aggiornamento 6 ottobre 2011
l’opera
SUNSET LIMITED
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Non ci sono i venti grigi che schiaffeggiano i vestiti laceri del padre e del figlio mentre percorrono atterriti la strada. O i pick up, le pistole, i dollari e le pagine sgomente del diario dello sceriffo Ed Tom Bell. Ci sono solo un Bianco e un Nero. Un tavolo. Una bibbia. Un giornale. Un paio di occhiali. Un taccuino e una matita. C’è un antefatto: il Nero («ma non era nei miei programmi») ha strappato il Bianco, il professore, al suo destino suicida, lo ha salvato dal suo intento di gettarsi sotto il treno, il Sunset Limited.
C’è una domanda: perché darsi pena per salvare una vita? A che vale la vita?
è il tema dell’ultimo romanzo pubblicato in Italia di Cormac McCarthy, il Dostoevskij anacoreta di El Paso, l’autore della trilogia della frontiera, di Non è un paese per vecchi, de La Strada, premio Pulitzer 2007.
Sunset Limited è stato scritto nel 2006, stesso anno de La Strada, e il paragone tra i due romanzi, apparentemente, si ferma all’anno di stesura e ai “non nomi parlanti” dei protagonisti. Là un padre e un figlio. Qui un Bianco e un Nero. Con The road McCarthy ha fatto camminare l’impolverato lettore accanto ai due protagonisti, gli ha fatto spingere sulla terra arida il carrello di carabattole, gli ha fatto premere il grilletto prima che fosse troppo tardi. L’ha affamato, poi saziato, poi di nuovo affamato di raggiungere il mare, la speranza in fondo alla strada. Ha infine aperto, con le ultime battute, il tema del mistero del vivere, rintracciabile nei labirintici disegni dei dorsi dei pesci sguazzanti nell’acqua. Con Sunset Limited McCarthy elimina gli orpelli narrativi, l’ambientazione, i plumbei paesaggi apocalittici e lascia solo il tavolo, il Bianco e il Nero.
Ma, in fondo, ne ripropone la stessa millenaria domanda: perché salvare una vita? A che vale la vita?
I critici dibatteranno se questa fatica letteraria ha la stessa densità e fortuna dei precedenti lavori. Di certo è qualcosa di diverso rispetto alla produzione antecendente (l’opera ha il passo della sceneggiatura teatrale ed è infatti in questa forma che è andata in scena a Chicago nel maggio 2006). Di certo McCarthy ha il piglio biblico faulkneriano di chi ama trattare solo questioni ultime, definitive, spesso terribili (Tutto ciò che non riguarda la vita o la morte non è interessante, ha dichiarato in uno dei suoi rari excursus mondani). McCarthy pone domande, interrogativi insolubili col pessimismo tipico di chi non si sente ancora salvato. Chi non prende sul serio questa inquadratura lo fraintende o lo interpreta per quel che non è.
Sunset Limited è, secondo la definizione del suo stesso autore, un romanzo in forma drammatica. Dialogo puro. Batti e ribatti allo stato grezzo. Il Bianco vuole morire. Il Nero vuole salvarlo. Il Bianco vuole uscire dalla stanza disadorna e tornare ai suoi intenti. Il Nero vuole trattenerlo.
Il Bianco è l’uomo sartriano, colto, competente, arcigno nel mostrare il broncio alla vita, ma con un ghigno quasi di scherno, con la postura annoiata di chi ha già deciso che, qualunque sia la risposta, lui la strozzerà sbadigliando. Il Bianco non ha più nemmeno la rabbia di chi vorrebbe ribellarsi alla natura matrigna. Sopra ogni gioia pende l’ombra dell’ascia, sentenzierà infine. E altro non può sperare che terminare anche l’angoscia stessa di essere, in quanto uomo, condannato a sperare: So cosa mi aspetta e so chi mi aspetta. Non vedo l’ora di strofinare il naso contro la sua guancia ossuta. Anche perché tutta questa storia di Dio è una gran cazzata e il mondo è solo un lazzaretto dello spirito.

Un chiodo fisso per il nome delle cose.

Il Nero è un assassino cui è capitato d’essere salvato senza averlo nemmeno agognato. è un redento, un Disma delle praterie di cotone texane, il ladro che si fa il segno della croce prima di rubare il candelabro d’oro della sacrestia. E’ l’impuro cui è capitato qualcosa, la puttana che ci precederà nel Regno dei cieli, lo Zaccheo disceso dal Sicomoro. Il Nero è il folle di Dio che rilegge la vita dalla prospettiva di questo imprevisto insperato che gli fa ribollire il sangue delle vene. E’ l’uomo che parla solo per dire cose definitive, serie come un attacco di cuore. Che sa che c’è Gesù in questa stanza, perché in fondo in fondo alla miniera del mondo c’è una vena pura. Quella cosa eterna. Che secondo te non esiste. La cosa che fa stare la gente con i piedi fermi per terra quando passa il Sunset Limited. Il Nero sa che l’affare migliore nella vita è mettere tutto in mano a qualcun altro, perché non si tratta di essere virtuosi. Si tratta di stare zitti. Non è che posso mettermi nei panni del Signore, ma l’esperienza mi porta a credere che lui parla a quelli che lo ascoltano. E non c’entra niente se sono virtuosi o no. E’ l’uomo moderno, ma che non ragiona secondo le categorie moderne: fa domande ma non dubita (Secondo me chi fa domande vuole la verità. Mentre chi dubita vuole sentirsi dire che la verità non esiste). E’ così semplice, dice, basta avere un po’ il chiodo fisso di chiamare le cose per quello che sono.
McCarthy non vuole che il lettore si distragga, che si faccia avvincere dal plot, che s’incanti davanti all’invenzione che non t’aspetti, al colpo di scena che sgomenta. Deve solo porsi la domanda, deve solo stare sul nocciolo della questione, per dirla alla Graham Green. è un aut aut: o hai una ragione per vivere, zuccherino, o il Sunset Limited è la fuori che ti aspetta. Passa tutti i giorni e sfreccia a centotrenta all’ora.

Emanuele Boffi per "i tempi"
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