aiuto e cura Andrea Cinelli, Daniela Cotti, Arian Matuka, Isabella Sensini
produzione Teatri di Vita
Sono parole dure, aspre, che entrano sotto la pelle e scarnificano le nostre
resistenze: parole di una donna tenera ma dilaniata. Il testo di Stefano Casi
parte da varie suggestioni letterarie per risucchiarci in un universo intimo e
sensibile. Dove entrare in punta di piedi cercando di ascoltare il cuore di una
donna che si confronta con la maternità e il senso stesso della vita e del dare la vita. Un cuore dilaniato fra
passione e orgoglio, desiderio di successo e sete di vita.
Lo spettacolo sprofonda la protagonista in un groviglio di cavi come cordoni
ombelicali ma anche come lacci di contenzione. Una discesa
agli inferi del proprio spirito e delle proprie carni, come ricorda anche
la recensione di Massimo Marino ("Corriere di Bologna", 5 aprile 2008):
Sono parole lanciate da un buio pesto da dove baluginano cavi e funi, squarciato
da lampi e da scariche di rumori. E' una voce che racconta il venire al mondo.
Si precisa in una figura di donna ingarbugliata in quelle corde che riempiono
tutto lo spazio, angusto e nero, nel racconto di una maternità che sorprende, sconvolge, mette in discussione le abitudini, la personalità, il futuro.
"Quel che si chiama vita" (...) si immerge totalmente nella felicità e nel dramma di accettare un'altra vita, di dividersi. La voce e il corpo
imbozzolato dell'attrice ricreano uno spazio principalmente interiore, in
cinquanta minuti di concentrazione quasi sempre intensissima.