il Suggeritore n. 92/93 - settembre 2009





LO SCAFFALE/2

Due trilogie per Massini e Tarantino

Escono per Ubulibri i nuovi testi di due fra i più incisivi drammaturghi italiani dell'ultimo decennio: Trittico delle Gabbie di Stefano Massini e Gramsci a Turi e altri testi di Antonio Tarantino. Tra dialoghi intimi e dialoghi grotteschi, due modi diversi e anomali di fare teatro civile.





Trittico delle GabbieChissà se a Stefano Massini è mai capitato di vedere una delle serie giornalistiche più forti, a suo modo, della recente tv italiana, quello Storie maledette che ha "messo in scena" dialoghi di inaspettata valenza drammaturgica tra l'intervistatrice Franca Leosini e il criminale di turno, nel parlatorio di un carcere. Sta di fatto che i suoi drammi carcerari sembrano richiamarne il seriale tentativo di creare un "contrasto" (nel senso teatrale del termine) tra l'insondabile verità del recluso e il bisogno di verità, ma soprattutto di certezze, di chi ne compulsa la memoria, forse svanita, forse esatta, forse artefatta. Ma le analogie si fermano qui. Non ci sono interviste, né contrasti, né televisione: solo storie maledette sì, ma lasciate in lontananza, per far emergere ciò che nessun giornalista può riuscire a raccontare. Parliamo dei potenti drammi di Massini riuniti ora sotto il titolo Trittico delle Gabbie (Ubulibri; pp. 112; euro 14; acquista il libro su Ibs). Si tratta di tre dialoghi ambientati nel parlatorio di un carcere, con il detenuto di turno arrestato per reati che rimandano a un'attualità disturbante: c'è una brigatista in carcere da 11 anni, un geologo che ha avvallato la costruzione di un edificio su un terreno che è poi franato facendo una strage, e un'infermiera che ha staccato la spina alle macchine che tenevano in vita una persona in coma. Tre persone capaci di articolare un pensiero sul loro agire, e perciò di guardare dentro di sé e, ovviamente, di dissimulare. D'altra parte i loro antagonisti sono curiosi di ricevere rassicurazioni, sinceramente mossi da compassione e sostegno, come la madre della brigatista nel primo La gabbia (figlia di notaio) o come la figlia del professore nel secondo Zone d'ombra; oppure sono professionalmente motivati a un confronto fruttuoso, come la giovanissima avvocata d'ufficio nel terzo Versione dei fatti. Sta di fatto che i tre dialoghi faranno sì emergere uno straccio di verità (dei fatti? dei sentimenti? della vita?), ma non una possibilità di comunicazione. Sistematicamente, il dialogo nella ristrettezza della gabbia porta all'allontanamento: la madre e la figlia ripetono stancamente e forse inutilmente il copione esaurito delle recriminazioni; la figlia del geologo scoprirà un padre ben diverso da quello che ha sempre creduto di conoscere; l'avvocata non saprà che farsene delle parole dell'anziana infermiera. Questione di gabbie, appunto, ma si sbaglierebbe a pensare che queste siano quelle del carcere. Una volta per tutte è nel primo pezzo del trittico che viene portato in evidenza il loro vero significato, che è quello della chiusura mentale fino all'incomunicabilità che non ha nulla di esistenzialista ma semmai di più tragicamente sociale. Ogni personaggio alla fine si ritrova invischiato nella gabbia che è la propria passione professionale o morale ("La miglior cosa che sai fare è la peggiore delle gabbie", si dice nel primo pezzo), non riuscendo più a riconoscere gli altri che - ciascuno nella propria "passione" - sembra chiedere un inconfessato aiuto. I tre testi, scritti tra il 2005 e il 2008, confermano il successo di un autore come Massini, 34 anni, già vincitore di un'infinità di premi di drammaturgia, dal Tondelli al Flaiano. Gli stessi pezzi del Trittico delle Gabbie hanno avuto traduzioni per rappresentazioni all'estero.
Gramsci a TuriSegnalo anche un altro autore familiare alla Ubulibri come Massini, anch'egli in uscita con un trittico omogeneo. Si tratta di Antonio Tarantino, che pubblica Gramsci a Turi e altri testi, a cura di Leonardo Mello (Ubulibri; pp. 252; euro 21; acquista il libro su Ibs). Tarantino è ormai quasi un classico della più recente drammaturgia italiana, diciamo degli ultimi quindici anni. Dopo l'ultimo volume La casa di Ramallah (di cui avevamo già parlato), ecco una nuova incursione nella politica, questa volta di casa nostra. Va a toccare le fondamenta della storia d'Italia, Tarantino, e lo fa con la sua penna corrosiva e sfrontata, "deformante e satirica" come scrive Mello nell'introduzione. Chiave di volta del primo testo, come spiega bene il titolo stesso, è nientemeno che Gramsci al confino, attorno a cui si muovono in un caustico carosello fascisti e comunisti, fino all'inevitabile esito sancito dai becchini caricaturalmente romanacci che preparano la tomba del nostro al cimitero acattolico commentando la folla degli astanti: "so' proprio tre gatti fracichi de pioggia". La pièce si chiude con lo stesso Gramsci che, portando in mano le proprie ceneri, sembra riallacciare (non a caso in versi) un dialogo con quel Pasolini che su quelle ceneri scrisse una delle riflessioni più alte della poesia civile italiana. E vero "teatro civile" si potrebbe definire quello di Tarantino, ma naturalmente a modo suo, laddove l'impegno civile nel primo decennio del ventunesimo secolo - stanti condizioni diffuse di inciviltà morale e politica che registriamo giorno dopo giorno - forse deve veramente passare attraverso la satira feroce e appassionata, puntuale e sboccata che usa Tarantino. Il secondo testo è l'affollatissimo Trattato di pace, e ancora una volta siamo alle radici dell'Italia moderna, con le missioni diplomatiche di De Gasperi per gestire il passaggio dell'Italia dalla sconfitta bellica alla ricostruzione. Dal re all'inviato del papa, da Sturzo a Croce, tra ministri stranieri e varia umanità si dispiega il dramma farsesco dei primi passi di politica estera italiana, con De Gasperi e Togliatti. I quali ritornano virtualmente nell'ultimo pezzo del trittico, Esequie solenni, dove troviamo in un serrato, bisbetico e folle dialogo le rispettive vedove Donna Franca e Donna Leona, che ci mostrano le dinamiche del potere da un'angolazione tutt'altro che scontata. Chiude il volume il brevissimo monologo (che non rientra precisamente nel trittico italiano) Cara Medea.

(s.c.)






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