il Suggeritore n. 88 - aprile 2009





LO SCAFFALE/2

Il monologo parla contemporaneo

In un libro i monologhi della più recente drammaturgia internazionale, per svecchiare un repertorio bloccato tra Shakespeare e Ibsen. Per gli attori del Duemila, ecco le parole di decine di autori moderni, da Bernahrd a Copi, da Garcia a Schwab, da Koltès a Paravidino.





Monologhi del teatro di oggiSe si dice "monologo" cosa viene in mente? Inevitabile pensare al classico "Essere o non essere", che sta in buona compagnia con tanti altri pezzi di Shakespeare, Ibsen e classici vari: magari non il celeberrimo pezzo di Amleto per evitare di peccare di presunzione, ma quando qualche giovane attore pensa a un provino o qualche corso di teatro a un saggio di esercitazione è piuttosto facile che si finisca da quelle parti... Insomma, il teatro si evolve e l'idea di monologo ci risucchia spesso e volentieri verso i secoli passati, anche - va detto - per la straordinaria forza di quei pezzi stessi. Eppure spesso è la mancata conoscenza della nuova drammaturgia a bloccare la diffusione dei monologhi contemporanei. A cercare di colmare questa lacuna ci pensa un ottimo volumetto, pensato per gli attori in cerca di splendidi pezzi di bravura, ma anche ai lettori interessati a scoprire come il colloquio del personaggio con sé stesso o con il pubblico abbia raggiunto negli ultimi decenni vette artistiche importanti, con una grande varietà di stili e temi: che è un altro modo di avere una panoramica ricca e stimolante della drammaturgia contemporanea.
Parliamo di Monologhi del teatro di oggi a cura di Daniele Aluigi e Fabio Pasquini (Dino Audino; pp. 128; euro 14; acquista il libro su Ibs). Il libro concentra il suo sguardo sugli ultimi trent'anni di scrittura per la scena, raccogliendo ben 58 autori (tutti introdotti da succinte schedine biografiche) per oltre sessanta monologhi. L'eccellenza di questo manualetto sta nell'aver mescolato grandi nomi (Beckett, Pinter, Fo, Bernhard) con autori fino a oggi retaggio di pochi curiosi, come Bouchard o Kushner. Aprendo qua e là squarci verso testualità originalissime, come quella di Copi o Jelinek. E includendo un gran numero di autori italiani di generazioni diverse, ma tutti testimoni di una vitalità drammaturgica nazionale di rilievo: e così troviamo mescolati Claudio Magris e Ricci/Forte, Benni e Letizia Russo, senza dimenticare gli autori-attori della narrazione come Baliani o Celestini.

(s.c.)






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