n. 78 - giugno 2008
APPROFONDIMENTO
Intervista esclusiva a Vladimir Luxuria per lo spettacolo Si sdrai per favore.
Otto anni fa era la regina turrita - allegoria del belpaese - alla testa del
serpentone rainbow del primo gaypride mondiale: una lingua lunga e
irriverente di centinaia di migliaia di persone che sottraevano per un
giorno le strade della capitale alle celebrazioni del giubileo della Chiesa
cattolica nell'anno domini 2000. Da allora Vladimir, già conosciuta e
amata dalla comunità gay, è diventata per tutti la drag della porta
accanto. La transgender del pianerottolo televisivo. Una delle poche
onorevoli degna di essere stimata, per la trasparenza del suo pensiero
e la civile eleganza con cui sa esprimerlo e difenderlo, schivando l'ovvio,
il macchiettistico e le volgarità (altrui). Poliedrica e colta, nella conquista
dello scranno parlamentare - un primato europeo per una transgender
- Vladimir è rimasta fedele a se stessa, tenendo insieme la verve
dell'artista queer al ruolo istituzionale di cui è stata incaricata fino alle ultime elezioni (la presente intervista è stata realizzata nel febbraio 2008 in occasione della pubblicazione della rassegna "Brandelli d'Italia").
E' ora di pranzo, in sottofondo il brusio di una radio me la fa immaginare
tra i fornelli mentre ripassa la parte della psicanalista del suo ultimo
show, Si sdrai per favore.
Valdimir ci parli del suo spettacolo...
E' uno spettacolo terapeutico. Soprattutto per me... Cerco di essere
molto ironica, e autoironica, provo a parlare di un argomento [il sesso!,
ndr] sfuggendone la morbosità, e coinvolgendo il pubblico... E' una terapia
di gruppo in cui esalto l'interazione e la partecipazione degli spettatori:
alla fine ognuno riceverà un attestato di frequenzaŠ In scena sono
assistita dalla mia collega Fuxia, strappata alla scuderia del
Muccassassina... [storica serata glbt romana, di cui Vladimir è stata
ideatrice e animatrice, ndr] Insomma uno spettacolo di paillettes, tacchi
e ciglia finte...
Immagino il suo pubblico sia prevalentemente gay.
No, per nienteŠ C'è il ragazzo dei centri sociali, la signora borghese,
gente molto distinta [sorride] e divertita soprattutto.
Invece a cinema non la vediamo dai tempi di Mater Natura, il film di
Massimo Andrei...
L'attività parlamentare mi ha costretta a rifiutare molte offerte. Anche
dalląestero... Comunque per il futuro... [un po' ambigua, un po'
misteriosa...]
C'è qualcosa che bolle in pentola...
Mah, niente... Per il momento niente di definito... Vedremo [sorride]
Come icona del movimento gay, non solo italiano, ha rischiato molto a
Mosca. E ora va all'assalto della frontiera più difficile, forse, il
Medioriente.
Sì, la prossima volta andrò in Russia con un impermeabile, per proteggermi dal lancio di uovaŠ Credo sia importante abbattere queste nuove
frontiere per il rispetto delle differenze sessuali. Ci credo molto.
La comunità gay italiana sembra un po' ferma nell'elaborazione di una proposta culturale e sociale alternativa. Il movimento glbt sembra
'normalizzarsi'.
Non trovoŠ Dai festival del cinema gay di Torino e Milano, al Gender Bender
di Bologna mi sembra che si siano moltiplicate le occasioni culturali. E anche
le associazioni sono aumentate in maniera capillare, da nord a sud, anche
quelle trans... Certo, alcune regione, e questo non va bene, sono ancora molto
scoperte: penso alla Basilicata, al Molise...
Ma non credo ci sia una normalizzazione in atto, anzi. La strada da percorrere
per un vero rispetto delle differenze sessuali e l'equiparazione dei diritti civili è
ancora lunga e c'è bisogno di molto lavoro.
La ritroveremo nel prossimo Parlamento? Pensa sarà la legislatura
decisiva per una qualche forma di riconoscimento per i gay?
Se mi chiederanno di ricandidarmi lo farò volentieri, perché credo molto in questo impegno. Quanto alla legislazione: se vincerà la destra
sicuramente sarà tutto molto difficile, dato l'asservimento di molta politica alla linea del Vaticano... Bisogna anche dire che non sono avvezza al
compromesso: io sono per una parificazione totale, per l'automatismo dei diritti. Credo nel modello spagnolo o sudafricano perché trovo che sia
comunque discriminatorio che per conseguire un diritto debbano passare dai tre anni (come per i Pacs francesi) ai nove (secondo l'ultima proposta
italiana dei Cus)...
(giampiero leoni, febbraio 2008)
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