n. 78 - giugno 2008
APPROFONDIMENTO
Intervista esclusiva a Guido Sodo per il concerto dei Cantodiscanto.
La compagnia di canto popolare Cantodiscanto , da sempre in
viaggio tra riscoperta e invenzione delle sonorità
etniche del Mediterraneo, festeggia quest'anno
venticinque anni di attività musicale.
Ecco un'intervista con auguri a Guido Sodo (a destra nella foto),
anima storica e leader del gruppo.
Venticinque anni dopo la stessa unione: è una cosa rara approdare alla maturità
senza che qualcuno sia "uscito dal gruppo"...
In realtà qualche piccolo aggiustamento c'è stato in questi anni: a Roberto Zeno, ora
in forza ai Modena City Ramblers, è subentrato alle percussioni Paolo Caruso, e al
contrabbasso Roberto Bartoli ha preso il posto di Felice Del Gaudio... Anche Guglielmo
Pagnozzi ha di fatto sostituito Carlo Loiodice, pur suonando un altro strumento. Però
i "fuoriusciti" hanno poi continuato a collaborare nel progetto suonando nei cd e anche
nei concerti... Cantodiscanto ha riunito musicisti con una spiccata personalità e una
storia precedente: forse questo ci ha alleggerito rispetto ad altri che hanno puntato
tutto sul gruppo, vivendolo in modo esclusivo fino allo sfaldamento.
Attraverso i vostri otto album c'è una progressione crescente verso il sud: da
Napoli siete scesi in Puglia, e poi raminghi tra il Mediterraneo e le sonorità latino-americane, mescolando la tamurriata alla pizzica, il fado al canto dei muezzin...
Quale trait d'union lega civiltà musicali così distanti?
Abbiamo sempre cercato degli accostamenti fra diversi linguaggi: con la bossa nova e
il samba in Cercando la terra; con la musica araba in Medinsud grazie al cantante
palestinese Faisal Taher. Poi, con Malmediterraneo siamo salpati verso Capo Verde e
verso l'Africa, accompagnati dal cantante burkinabé Gabin Dabirè e dal senegalese
suonatore di cora Lao Kouyat&eagrave;Š
Naturalmente quando accosti due cose rischi sempre il cattivo gusto, la stonatura...
Ma puoi anche ottenere un effetto di risonanza: le due cose apparentemente diverse
si rinforzano a vicenda, l'una aiuta l'altra. E' quello che è successo quando è partito il
lavoro di Medinsud: improvvisando sul giro armonico della Tarantella di Carpino con
Faisal Taher siamo arrivati alla stesura di Baladi, un brano in arabo che parla del
popolo della Palestina, dell'amore verso la sua terra, del desiderio impossibile di
rientrare nelle proprie case, di cui molti conservano ancora le chiavi! Questo testo,
struggente e politico è intrecciato a quello tradizionale di Carpino, che è invece una
potentissima poesia d'amore: il risultato è che le due cose insieme stavano, eccome!
Questo ed altri "intrecci" con la musica araba li proponiamo nel concerto a Teatri di
Vita, insieme a Faisal Taher. In fondo queste civiltà musicali non sono così distanti: l'oud
arabo è l'antenato della chitarra, il canto dei muezzin è 'parente' del canto a distesa
del Sud, e il fado e la canzone napoletana hanno qualcosa di molto forte in comune.
Addirittura ho ascoltato a Lisbona canzoni di fado che nell'armonia risultavano quasi
identiche a canzoni napoletane!
Non mi spiego come facciate a veleggiare nei mari caldi del sud avendo ancorato
le vostre vite in mezzo alle nebbie della Padania!
Non è difficile per vari motivi. Primo perché, stando "fuori", puoi essere più oggettivo,
avere una visione "dall'alto", discernere meglio le cose e, a volte, scartare il banale,
l'ovvioŠ Secondo perché la nebbiosa realtà costringe a far lavorare il ricordo,
l'emozione, l'immagine, suscitando la musica. Terzo perché, a parte me - che sono
napoletano - e il siciliano Paolo Caruso, tutti gli altri in queste nebbie padane ci sono
nati, pur manifestando chiari sintomi di propensione al sud: Roberto tiene per il Napoli
e ha sposato una napoletana, e Silvia passa per essere una napoletana anche dalle
mie parti...
(giampiero leoni)
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