il Suggeritore n. 75 - marzo 2008





APPROFONDIMENTO

Intervista esclusiva a Valeria Raimondi ed Enrico Castellani di Babilonia Teatri per lo spettacolo Made in Italy.





Made in ItalyL'etichetta è made in italy. La materia è una critica ai nostri tic verbali, ai luoghi comuni del linguaggio, al nostro essere italiani d'oggi. Sotto forma di sberleffo. Una chitarra graffiata. Una percussione sulla batteria. Come la forza d'urto di una band giovanile, che si guarda bene dalle mode e dalle divise del giovanilismo, Valeria Raimondi ed Enrico Castellani hanno sbaragliato i concorrenti del Premio Scenario 2007.

Babilonia Teatri, un teatro pop, rock, punk, secondo una vostra definizione. Eppure non fate 'teatro musicale'...
Il motivo per cui definiamo i nostri spettacoli pop, rock e punk non è legato solo alla musica, che è molto presente e detta la logica con cui le cose accadono in scena, ma anche al tipo di immaginario in cui andiamo a cercare le immagini che creiamo. E' un teatro pop rock punk perché volevamo fare le rockstars e vorremmo che durante i nostri spettacoli la gente si alzasse dalle sedie per ballare e abbaiare insieme a noi.

Voi venite dal carcere. Non come dimora, ma come formazione...
Il nostro primo lavoro, Panopticon Frankenstein, è il risultato di un'esperienza svolta all'interno del carcere di Montorio di Verona, in cui avevamo la volontà di raccontare una storia a lieto fine: quella di un'ex carcerata che riusciva ad uscire dal giro per trovare una vita normale. Successivamente non volevamo più raccontare una storia. Non volevamo un happy end. Volevamo realizzare una fotografia del mondo del carcere per come noi lo conosciamo. E possiamo assicurare che in un carcere si porta il peso di una grossa dose di cinismo!
L'italietta del nuovo millennio, degradata in una lingua surreale (tormentoni, ridondanze, banalità) sembra l'ossessione artistica che guida i vostri lavori. Ma si mastica amaro tra le risate...
Non c'è alcun dubbio che ci capita spesso di accendere la TV, di entrare in un bar o in un qualsiasi altro luogo pubblico e di sentire o vedere cose che ti fan venire voglia di sbattere la testa contro un muro, di ritirarti in un eremo o di pensare che la fine è davvero vicina. Poi però prevale la voglia di parlare con le persone. Di mettere alla berlina l'italietta. Di riciclare tutta la spazzatura. Usare la stessa lingua che si ascolta in giro restituendola e vomitandola, dopo averla scarnificata, masticata, analizzata. Siamo anche noi parte della spazzatura in cui annaspiamo.

Il Veneto bianco, pulito e tempestato di villette non ha di questi problemi... Chissà come ha preso made in italy, che è innazitutto una caricatura di questo Veneto d'export...
Per capire come il nostro lavoro è stato accolto in Veneto basta guardare la nostra tournée: date in Veneto non ce ne sono, se non quelle che ci auto organizziamo a casa nostra... Tuttavia il rapporto col pubblico della nostra regione è ancora "più vivo" che altrove, perché ciò di cui parliamo brucia maggiormente sulla pelle degli spettatori veneti... E ciò rende lo spettacolo ancora più incisivo. Quanto alla lunga tournée per l'Italia, non sappiamo neanche noi fino in fondo le ragioni di questo successo... Forse gli italiani sono più autoironici di quel che si pensa. Forse il segreto è che si ride parlando di cose serie e si parla di cose serie ridendo.

(giampiero leoni)







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