n. 74 - febbraio 2008
APPROFONDIMENTO
Intervista esclusiva a Sabrina Petyx e Giuseppe Cutino della Compagnia M'Arte per lo spettacolo Volevo dirti.
Amori e rancori animano i gesti e i movimenti quasi coreografici di quattro personaggi femminili in lotta per lo stesso uomo. Attorno a un pentolone, le parole soffiate dietro un ventaglio, si prepara il piatto della vendetta. Caldissimo. E raffinato. Come è raffinato lo spettacolo Volevo dirti, presentato da Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx, rispettivamente regista e drammaturga di M'Arte.
Il vostro teatro sfugge a facili classificazioni: sembrano piuttosto pezzi di teatro costruiti con montaggio cinematografico e allo stesso tempo impregnati di una solennità antica, che guarda all'opera...
giuseppe (foto a sinistra) Abbiamo una formazione che ha fatto del teatro di regia la sua scelta fondamentale. In noi vivono il passato e il presente, la tradizione e l'innovazione; mi farebbe piacere se lo spettatore, nel vedere i nostri spettacoli, potesse sentire risuonare anche il cinema, l'opera, la tragedia greca, oltre che la nostra contemporaneità.
sabrina Credo che gli ingredienti siano una quasi "integralista" cura del particolare, un forte legame con la tradizione teatrale da cui proveniamo e, al tempo stesso, una necessità di trasgredire e trasformare quelle stesse linee originarie in un linguaggio sempre da trovare, di cui non essere mai paghi, da rimettere in discussione ad ogni inizio e da conciliare con una eleganza che si traduca in coerenza e forza interpretativa.
Questa cura e questa eleganza segnano uno stile definito in Volevo dirti, spettacolo molto apprezzato dalla critica.
giuseppe Volevo dirti racconta la parte peggiore di noi. Il mostrare ciò che non si è. E' il vestito buono della festa, da indossare anche se non c'è niente da festeggiare. Siamo sempre pronti a non ammettere le nostre colpe, anche quando l'evidenza è contro di noi. Abbiamo sempre una giustificazione per ciò che facciamo. E ce ne convinciamo. Altrimenti non potremmo vivere. Ma raramente il motivo personale coincide con quello ufficiale.
sabrina (foto a sinistra) E' anche un modo di dire che l'uomo coltiva con cura, una sorta di esasperazione dell'ego, un uomo che alleva e nutre per poi mangiare, che ama per possedere, che ricorda per vendicarsi, e quando si offre lo fa per se stesso e il proprio tornaconto.
Lo spettacolo è anche una riflessione sul dialetto...
giuseppe Non c'è una premeditazione nell'uso del dialetto o della lingua italiana. Ma c'è una necessità di suono. In Volevo dirti la musica si inserisce come elemento naturale in una partitura fatta non solo di parole ma anche di suoni procurati in scena dalle interpreti con il rumore dei passi, con lo sventolare dei ventagli, con lo strusciare degli oggetti sopra i vestiti. E tutto può apparire anche come una coreografia, perché se sotto c'è musica, il movimento, per lo spettatore diventa danza. Ecco che i nostri spettacoli diventano piccole opere da camera...
I vostri temi di interesse sono sempre attuali, ma su tutti il punto di vista femminile č un tratto distintivo...
giuseppe Sicuramente abbiamo bisogno di raccontare il nostro mondo contemporaneo, ma la cosa che ci contraddistingue credo sia proprio la capacità di parlare del nostro presente senza nominarlo mai. Ogni nostra storia è sempre un'altra storia rispetto al tema che alla fine viene fuori. E al centro di tutto ci sta sempre l'uomo. Anche se il punto di vista è quello della donna. Sì, la presenza femminile è molto forte nei nostri spettacoli. La femmina come madre. Nel bene e nel male. E' da lì che si genera e che nasce tutto.
sabrina Mi seducono le storie senza voce, mi seducono le cose che non si vedono... Del femminile mi attrae ciò che si può immaginare. E' possibile che non sappia ancora stupirmi abbastanza del maschile, ma penso siano solo fasi da attraversare. Il femminile non è, comunque, una scelta tematica. Un regista uomo, una drammaturga donna in una compagnia fatta prevalentemente di donne. Tutto qui. Credo.
Emma Dante, Davide Enia, Scimone e Sframeli: modelli, amici, parenti ingombranti...
giuseppe E' ovvio che ci sentiamo vicini culturalmente, ma credo che le differenze siano sostanziali. Le poetiche sono diverse. Emma ha usato la sicilianità come una metafora. Davide è più personalistico: la sua narrazione è una grande esempio di scrittura. L'uso del dialetto come pura armonia. Scimone e Sframeli rappresentano il grande teatro europeo in chiave siciliana.
sabrina La relazione c'è sempre, anche per opposti ricongiungibiliŠ Con Emma Dante sento come fossimo due sorelle che abitano in due punti opposti della stessa città che ci consentono autonomia e indipendenza. Con Enia condivido il tifo per il Palermo e un forte legame con le radici e con la memoria, presenti nei suoi testi. Più distanti sono le nostre forme espressive rispetto a Scimone e Sframeli...
(giampiero leoni)
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