il Suggeritore n. 55 - luglio 2006





LO SCAFFALE/3

Letture per non essere troppo in vacanza

Uno sguardo errabondo tra le pubblicazioni più recenti: dall'Orlando ronconiano all'Otello stanislavskijano, dalla panoramica filosofica di Santarcangelo a quella di un critico non-critico, dall'esperienza di editori del passato a quella di teatranti del presente.





Ecco una rapida panoramica di alcuni titoli molto particolari che sono apparsi nell'editoria teatrale degli ultimi mesi. Non hanno nulla in comune se non l'invito a una riflessione su diversi temi della teoria e della storia del teatro.

Stanislavskij prova OtelloIniziamo con due volumi simmetrici, che raccontano del confronto epocale tra grandi registi e grandi testi. Edo Bellingeri, nel suo Stanislavskij prova Otello (Artemide; pp. 302; euro 25; Ordina il libro su IBS Italia), penetra una straordinaria tenzone alle soglie della creazione registica occidentale moderna, quella tra il maestro dei maestri e la tragedia delle tragedie. Lo storico del teatro affronta questo complesso rapporto ripercorrendo la vicenda artistica di Stanislavskij, che più volte ritornò sul testo shakespeariano, a cominciare dalla folgorazione ricevuta dalla visione dell'Otello recitato da Tommaso Salvini nel 1891. Da quel momento, Otello diventa per il diciottenne Stanislavskij una vera ossessione, che non sarà placata dalla regia della tragedia di Shakespeare fatta cinque anni dopo, ma che sarà costantemente alimentata a più riprese fino alla nuova regia del 1930, pochi anni prima della morte. Il libro, documentatissimo, si sviluppa sul doppio binario dell'analisi delle note di regia e della contestualizzazione dei due Otello diretti dal grande artista russo.
Orlando furiosoA distanza di diversi decenni è un altro il titanico confronto che scandisce le pagine di storia del teatro, quello tra Luca Ronconi e - questa volta - non un testo teatrale ma addirittura un poema, l'Orlando furioso, caposaldo della letteratura italiana nonché monstruum 'inteatrabile'. Orlando furioso di Ariosto-Sanguineti per Luca Ronconi di Claudio Longhi (Edizioni Ets; pp. 196: tavv. 11; euro 14; Ordina il libro su IBS Italia) ricostruisce la storia di questo famoso spettacolo del 1969 che, nonostante le difficoltà che ne limitarono la potenziale diffusione, divenne ben presto un punto di riferimento a livello internazionale, influenzando tanta parte del teatro di ricerca dei decenni successivi. Longhi, che dieci anni fa aveva curato la pubblicazione del copione scritto da Edoardo Sanguineti a partire dalle ottave ariostesche, racconta i punti salienti dello spettacolo ronconiano all'interno di una collana editoriale dedicata espressamente al racconto di spettacoli diventati celebri. Ecco dunque il contesto storico da cui nasce questo Orlando furioso, il racconto dell'allestimento attraverso documenti e testimoni (ma anche delle alterne vicende della tournée), e infine l'approdo a un'altrettanto rinomata riduzione televisiva (che la Rai farebbe bene a rendere disponibile in dvd).

Santarcangelo 06Come prevedibile (e come forse era atteso) il festival di Santarcangelo ha cambiato pelle, con l'avvicendamento della direzione artistica di Olivier Bouin coadiuvato da Paolo Ruffini: un festival che ora si proietta su un territorio di sperimentazione spinta, e che individua come propri interlocutori primari i festival nordeuropei delle "nuove tendenze" piuttosto che la storica alchimia di popolare e "di ricerca" su cui si è basato fin dalla sua nascita. Segno esemplare di questa discontinuità è un libro: Santarcangelo 06. Scritti sulla contemporaneità, a cura degli stessi Bouin e Ruffini (Fandango Libri; pp. 144), che raccoglie gli interventi degli artisti presenti in programma. Non si tratta di una semplice raccolta di materiale di presentazione o promozione, bensì - e questa è la novità - di riflessioni aperte sul "contemporaneo" letto dalle prospettive diverse dei diversi artisti, da Rodrigo Garcia a Forced Entertainment, passando per Pippo Delbono e Accademia degli Artefatti, e ancora tanti altri. Niente più di questo libro indica, appunto, quella volontà di trasformazione che ha traghettato il festival dei gruppi di strada e del tecnicismo della fisicità sulla sponda del concettuale e del tecnicismo inverso, quello dell'algida sperimentazione visuale-verbale.
Dal grido al silenzioE' un libro davvero curioso nella sua impostazione questo Dal grido al silenzio di Domenico Ventola (Bulzoni; pp. 224; euro 15; Ordina il libro su IBS Italia), poiché si tratta della classica raccolta di recensioni critiche di spettacoli, ma fatte in assenza... del critico! Il libro consiste infatti nella pubblicazione di 40 recensioni inedite a spettacoli dal 1994 al 2004, scritte da Ventola che si dichiara "critico non-militante" e che quindi, svincolato dai doveri 'statutari' del critico, si limita a dar conto di ciò che ritiene maggiormente memorabile. Ecco dunque sfilare i nomi imprescindibili della prosa italiana, con timide incursioni all'estero: da Strehler a Lavia, da Castri a Ronconi, da Scaparro a Lievi, ma anche Dodin e Nekrosius. La stessa libertà consente a Ventola di rapportarsi con gli spettacoli non come "giornalista critico" ma come studioso, quindi procedendo ad analisi che talvolta riescono ad andare più del solito in profondità su quanto ha visto. Resta la stranezza dell'operazione: data l'evidente anomalia della scelta di una modalità editoriale, sarebbe stata forse utile e decisiva una riflessione dell'autore stesso sul proprio gesto così originale.

Un sogno editorialeIl libro Un sogno editoriale: Rosa e Ballo nella Milano degli anni Quaranta, a cura di Stella Casiraghi (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori; pp. 160; euro 14; Ordina il libro su IBS Italia) è in realtà il catalogo di una mostra realizzata alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Il catalogo non raccoglie immagini della mostra, ma saggi e documenti che testimoniano quello che fu un caso editoriale, con significativi risvolti nella storia teatrale italiana. Infatti Ferdinando Ballo e Achille Rosa seppero incarnare, nella città e nel periodo ricordati dal titolo, la più felice combinazione di intellettuali ed editori, diventando punto di riferimento per molti uomini di teatro. Nell'elenco dei 95 volumi pubblicati tra il 1944 e il 1950 (riportati nel volume), spiccano infatti i 47 titoli di opere teatrali inserite in due collane curate da Paolo Grassi. Due collane che hanno consentito la diffusione di testi da Ibsen a Strindberg, da Joyce a Cocteau. Uno specifico saggio di Oliviero Ponte di Pino e alcune testimonianze dirette riportano alla luce proprio i rapporti fra Rosa e Ballo e il mondo teatrale di quegli anni di rinascita dopo la guerra.
Teatro totaleNon capita spesso che un artista proceda anche a una sistemazione storico-teorica del proprio lavoro in relazione all'intera evoluzione del linguaggio teatrale, arrivando addirittura a raccoglierla in un corposo volume. Questo accade con Alfio Petrini e il suo Teatro totale. Una proposta, una pratica (Bottazzi; pp. 320; euro 14; Ordina il libro su IBS Italia), libro in cui il drammaturgo-regista-attore, direttore a Roma del Centro Nazionale di Drammaturgia, avanza la sua teoria sul teatro totale. Per esporre la sua prospettiva interpretativa del teatro, Petrini divide il libro (e con esso anche la 'questione'-teatro) in tre parti: la drammaturgia, la scrittura scenica e l'arte dell'attore. Su ciascuna di esse si muove proponendo una propria analisi dei fenomeni del teatro contemporaneo e dei suoi elementi essenziali, ed è sicuramente stimolante leggere come la riflessione teorica su temi come Pirandello o il gesto dell'attore, la multimedialità o il rapporto fra testo e spettacolo, si basi oltreché sullo studio sulla pratica quotidiana, cosa che rende di estrema concretezza ogni concetto affrontato. Il libro si conclude con Thauma, breve dramma in due tempi dello stesso Petrini.

(s.c.)







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