il Suggeritore n. 49 - gennaio 2006





LO SCAFFALE/1

Ritratto di un Nobel: pensieri e parole di Harold Pinter

Al drammaturgo inglese, neovincitore del premio più ambito della letteratura, è dedicata una biografia (edita da Garzanti) che unisce l'analisi delle opere con un utile intento di divulgazione.





Harold PinterRitorna in una nuova edizione, come si suol dire riveduta e aggiornata, la monografia che Roberto Canziani e Gianfranco Capitta hanno dedicato a Harold Pinter. Scena e potere (ed. Garzanti; pp. 256; euro 14,50; Ordina il libro su IBS Italia). Riveduta e aggiornata non solo per la decina di anni passati dalla prima edizione, ma soprattutto per il colpo di scena del 2005: il Premio Nobel assegnato al drammaturgo inglese settantacinquenne.
Il libro, scritto a quattro mani, offre con un'agevole scrittura un ritratto a tutto tondo dello scrittore e una panoramica delle sue opere. Il pregio di un volume come questo sta proprio nell'intento divulgativo, perfettamente riuscito, che presenta la complessità di Pinter a un pubblico sì interessato al suo teatro, ma anche a un pubblico semplicemente desideroso di affrontare un primo approccio a questa personalità artistica e intellettuale. Complessità davvero non facile a diluirsi e a rendersi intellegibile, che tuttavia qui viene affrontata e presentata proprio per la sua carica di enigmaticità come carattere sostanziale delle opere, alcune delle quali entrate nella storia del teatro, da Il compleanno a Il calapranzi.
Canziani e Capitta sottolineano in modo particolare l'aspetto politico di Pinter che, secondo la vulgata, sarebbe frutto di una svolta avvenuta soltanto di recente nel percorso creativo di Pinter. E' vero che Pinter ha rifiutato molto a lungo etichette e coinvolgimenti politici prima del clamoroso exploit militante del Bicchiere della staffa e di altri testi della metà degli anni 80, ma è pur vero che la critica al sistema della violenza psico-sociale (in opposizione a quella più esteriore dei più recenti drammaturghi inglesi, e semmai in sintonia con le rarefazioni verbali del 'politicissimo' Beckett...) viene da lontano, dalle prime descrizioni di ambienti domestici chiusi, segnati da un opprimente non detto, violati da personaggi misteriosi e percorsi da insinuanti meccanismi psicologici di violenza. Di quella violenza che solo negli ultimi anni Pinter rivelerà esser parte di una violenza politica, ma che non si fa fatica a leggere come tale anche in precedenza, sia pure sotto il segno della metafora.
Il libro corre agilmente capitolo dopo capitolo fra la biografia, l'arte e l'impegno di Pinter, approdando alla fine a una serie di interviste esclusive rilasciate ai due autori nel corso degli anni. Ma c'è un curioso particolare che vorrei evidenziare, e che getta una strana luce sul più generale sistema del teatro e della critica teatrale (non solo italiana, evidentemente). Dunque, il debutto di Pinter fu un fiasco, com'è noto (e come, da copione, avviene con tutti i grandi). Orbene, al secondo spettacolo Pinter ricevette invece ampi consensi, perfino dai critici più in vista. E qui scatta un aneddoto in due parti davvero esemplare riportato nel libro, sul quale sarebbero opportune ampie riflessioni (a cominciare dai critici). La prima parte è da ridere. Pinter rivela sarcasticamente le differenze tra il primo lavoro (nientemeno che Il compleanno!) che fu un fiasco e il secondo (Il guardiano) che fu un successo: "Nel Compleanno ho usato delle lineette nel testo, tra le espressioni. Nel Guardiano ho tolto le lineette e le ho sostituite con dei puntini. (...) Non si devono imbrogliare i critici a lungo. Sanno distinguere un puntino da una lineetta a un miglio di distanza, anche se non sentono né l'uno né l'altra". La seconda parte dell'aneddoto è invece sconvolgente, direi tragica. Dopo diversi anni Pinter si trova a passare una serata con il più importante critico inglese, quello della stroncatura al debutto e della riabilitazione per l'opera successiva: "A un certo punto Tynan mi ha detto: 'Sai, sono proprio contento di questa bevuta. Se solo avessi saputo che sei un tipo così simpatico, forse avrei recensito diversamente Il compleanno'. Sentire una cosa come questa è stato devastante".
Il volume si chiude con un ricco apparato: l'elenco dei debutti di tutte le opere; le sue regie di altri autori; le sceneggiature; la sitografia e bibliografia; per finire con tutte le rappresentazioni italiane dei suoi testi dal 1962 al 2005.

(stefano casi)







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