il Suggeritore n. 131 - novembre 2012





LO SCAFFALE/2

Con Timpano il teatro racconta i cadaveri d'Italia

La trilogia necro-politica di Daniele Timpano, che racconta Mussolini, Mazzini e Moro, esce raccolta in volume, mentre l'ultimo lavoro dell'artista romano, Aldo morto, ha vinto da pochi giorni il Premio Retecritica.





Storia cadaverica d'ItaliaPochi giorni fa il Premio Retecritica, assegnato dai blogger e dalle riviste teatrali on line, è andato allo spettacolo Aldo morto di Daniele Timpano. Un bel riconoscimento per un artista che non solo ha saputo perseguire e creare un proprio originale linguaggio teatrale, ma che ha anche saputo affrontare i gangli più sensibili della storia italiana con geniale sfrontatezza ideologica e accurata invenzione scenica. Solo tre mesi prima, era uscito il volume che raccoglie i testi dei suoi tre spettacoli più noti e spiazzanti: Storia cadaverica d'Italia di Daniele Timpano (Titivillus; pp. 200; euro 14), che contiene Dux in scatola, Risorgimento pop e, appunto, Aldo morto. Una trilogia della storia del nostro paese, che è anche una passeggiata ideale nel cimitero patrio. Perché di cadaveri si parla qui, letteralmente: non di morti, ma delle spoglie mortali e del banchetto che gli avvoltoi della retorica e dell'ideologia hanno fatto di quelle spoglie. Ecco allora le tre "M" di riferimento per comprendere la nostra storia (ovvero Mazzini, Mussolini e Moro) trasformate in icone putrefatte della memoria italica. Senza sberleffi da parte di Timpano, ma con la curiosità - indubbiamente necrofila - di conoscere e capire, e con l'obiettivo di sollevare questioni e - insomma - di divertire.
Oltre ai tre testi in questione, il volume è introdotto da Graziano Graziani, che inquadra con lucidità l'esperienza artistica di Timpano, il suo "teatro di anti-narrazione", la sua figura di "bambino amorale", la condizione anagrafica (da postumo, verrebbe da dire, rispetto agli oggetti della sua attenzione) che l'autore riesce a usare in modo non ortodosso e, perciò, esplosivo ("per me non c'è differenza tra il fascismo e una puntata del Grande Mazinga"). Completano il libro quattro interventi critici di Attilio Scarpellini, Antonio Audino, Lorenzo Pavolini e Paolo Puppa, che mettono in luce diversi aspetti del teatro di Timpano, evidenziandone l'originalità e la portata dissacrante e, per certi versi, rivoluzionaria. Insomma, un libro che ci aiuta a comprendere meglio la presenza dello strano performer dalla "comicità stralunata e burattinesca" (ancora Graziani), ma soprattutto un libro piacevole da leggere: perché poi il bello è che, al di là della loro rappresentazione (eccellente) da parte del loro autore, i testi danno gusto alla lettura. Perché sono testi - che ci crediate o no - di straordinaria vitalità.
(s.c.)







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