n. 103 - luglio 2010
IL TEATRO
Francesca Ballico dà voce alla Medea di Antonio Tarantino (22-25 luglio)
Un monologo sgangherato e straziante. E' Cara Medea, che Francesca Ballico porta per la prima volta in scena in uno studio realizzato appositamente per l'estate bolognese: storia di una donna che attraversa dolorosamente i conflitti d'Europa.
Un monologo graffiante, grottesco, disturbante e tragico: è quello scritto da Antonio Tarantino attorno alla figura di Medea. Si intitola Cara Medea e arriva per la prima volta in teatro (dopo una lettura scenica di Maria Paiato, un anno e mezzo fa) a Teatri di Vita, in uno studio diretto e interpretato da Francesca Ballico, proposto all'interno di Cuore di Medea, dal 22 al 25 luglio.
Lo spettacolo si avvale dei costumi di Isabella Sensini e delle traduzioni e voci di Ludmila Ryba, Jola Kowalska Durazzano, Matko Amulic, Adriana Anajder, Brunilda Ternova, Valbona Korini, Beatrice Campo, Vasilica Poamaneagra, Elena Souchilina, Anatoli Zaitsev, Elena Moskovkina, Nadia Malverti, Sabine Richter, Project Mondosud, Maurizio Mattarelli e Antonio Dotti. Produzione Teatri di Vita.
Giovedi 22 luglio, dopo lo spettacolo: incontro con l'autore Antonio Tarantino.
Medea la barbara, la straniera, porta la voce di lingue sconosciute, la ferita della carne degli uccisi, il sacrificio dei figli, fatti a pezzi per Giasone, il moderno, lo scaltro, il pragmatico. Nella versione di Antonio Tarantino dietro i nomi del mito si arrabattano due disgraziati, offesi dalle guerre, rovinati dal vino cattivo, e dalle prestazioni sessuali consumate tra i camion nelle strade di frontiera.
La mia Medea non riesce a farsi capire, il suo linguaggio diventa ridicolo come l'ostinazione a comunicare il suo orgoglio, la vanità di avanzi di seduzione, la rabbia, le sue inutili recriminazioni ad un Giasone altrettanto impotente, che le spilla due lire tra i campi di confino. Una babele di lingue che che segna il cammino di migrante, tra le guerre che hanno dilaniato i confini dell'Europa. Parole sconosciute che si affastellano, si sbriciolano progressivamente fino a diventare sillabazioni inopportune, grottesche. Inadeguate al racconto. La linea cade, la comunicazione si interrompe, e riprende in un flusso caotico, dal quale traspare la storia di due eroi di rango più basso, un storia che non ha asilo nel mondo civile, che non sa difendersi, risibile.
Seguirò il suo cammino tra i confini, sbriciolando il Polacco, il Friulano, il Croato, l'Albanese, il Rumeno, e il Russo del Caucaso e l'Italiano ridicolo, mal accentato, di chi adesso qui, racconta le sue storie indifendibili tra una fellatio e l'altra. Un modo questo, di usare la bocca e farsi capire ovunque.
(Francesca Ballico)
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