
.per l'arte.
RITRATTI ESTRANEI
Progetto di Fulvia Spizzo per Teatri di Vita
gennaio-dicembre 2001
evento conclusivo: 16 dicembre 2001, ore 16
Fulvia Spizzo vive e lavora a Udine. Ha al suo attivo numerose personali e collettive, il suo lavoro si muove da situazioni contingenti che riesce a reiventare utilizzando supporti e tecniche eterogenee. Una delle caratteristiche più interessanti della sua produzione è la serialità che parte da un tema e si sviluppa in una storia.
Ho chiesto a Fulvia Spizzo di accompagnarci nel nostro viaggio alla scoperta dei teatri possibili e delle altre culture, che ogni mese spalanca la nostra scena a nuove emozioni. Il risultato è stato un viaggio parallelo, alla scoperta di volti e corpi "estranei" che hanno moltiplicato gli incontri a Teatri di Vita, aprendo la nostra esperienza di spettatori a personaggi, scene, storie e visioni di un lucido teatro degli affetti. (Stefano Casi)
a destra: autoritratto
cliccando sull'immagine video a destra si può visualizzare il ritratto corrispondente
Bruno (19 gennaio - 7 febbraio 2001)
Bruno parla francese, suona la fisarmonica, si sposta trascinando il piede sinistro. Canta una romanza di cui si inventa la musica e le parole.
Bruno: Sì... sì, sto bene... Ho appena finito di allenare le piccoline... sono distrutto!
Fulvia: Stai andando a casa?
Bruno: No, no, adesso vado ad allenarmi con la mia squadra... ci facciamo una giocata nell'altra palestra...
Fulvia: Beh quando torni a casa, porta dentro le patate, sono in terrazza, portale dentro che stanotte ghiaccia... e anche i ciclamini...
Bruno: Eh, anche i ciclamini... non so, non so...
Hanna (8-22 febbraio 2001)
Hanna parla inglese, porta degli occhiali stravaganti, fuma la sigaretta. E' in piedi davanti a una piccola balaustra ha un foglio tra le mani che legge teatralmente.
Fulvia: Ciao!
Hanna: La Spizzo! Ciao, sto facendo molte strade... la più bella è quella di Merlana... con una pozza d'acqua piovana... che un giorno era un lago. Il giorno che è morto mio nonno. Se sapessi dove sono adesso...
Fulvia: Dove sei?
Hanna: Te lo dico quando ti vedo, quando ti vedrò.
Fulvia: Sei per strada?
Hanna: No, non direi che sono per strada, ma anche sì.
Emanuela Biancuzzi (23 febbraio - 15 marzo 2001)
Manu si muove nel parco con indosso una maglia con disegnata la bandiera inglese. Ha i capelli corti, si siede su una panchina, volteggia nervosamente senza una meta precisa.
Manu: Ah... Fulvia! Ciao nini... come stai?
Fulvia: Bene! E a te come va... cosa stai facendo?
Manu: Sto pitturando... devo spedire le tavole a Bologna, per la Fiera.
Fulvia: Ma chi ti porta?
Manu: Nessuno! Ci vado da sola! Spedisco le cose... il concorso scade il 3 dicembre e tu lo sai che faccio le robe sempre all'ultimo momento... sai... no? Ah! Ah! Ah!
Stickerman (16 marzo - 17 aprile 2001)
Stickerman è in sovrappeso, attacca adesivi nelle latrine del parco, sui pali, nelle panchine. Negli adesivi c'è scritto: "strada senza uscita". Ne prende uno con dei rettangoli bianchi e se lo incolla davanti alla bocca, come un ghigno.
Stickerman: A.A.A. A-t-t-e-n-z-i-o-n-e. Potete lasciare un messaggio o un fax dopo il segnale acustico.
Bip
Paola (18 aprile - 30 giugno 2001)
Paola Bristot indossa la giacca anni Sessanta di sua madre. Prende una scatola di colori e un foglio e copia un disegno in una mostra di tavole di fumetti. Accanto al disegno scrive: "Perché continuo ad occuparmi di mostre e di artisti?"
Paola Bristot: Fulvia ti racconto questo sogno: C'ero io e Primo Carnera... camminavamo nel bordo di un campo da calcio, sai di quelli di periferia... lui mi teneva per mano, con la sua manona gigante... e io mi sentivo come una bambina...
Massimo Poldelmengo (28 settembre - 4 ottobre 2001)
Massimo è seduto davanti al suo computer, si muove seguendo un suo ritmo interno senza che vi sia un nesso apparente nemmeno con la musica di sottofondo. Non dice una parola, solo gli scintillano gli occhi.
Fulvia: Come va?
Massimo: Ah... niente... periodo tranquillo... cosa ti posso dire? Non saprei... sto aspettando da quelli di Venezia di sapere se ho venduto qualcosa...
Alessandra (5-25 ottobre 2001)
Alessandra si trucca e lo fa con estrema accuratezza. Ha i capelli tenuti indietro da una fascia e comincia a passarsi un fondotinta, la cipria, la matita per le labbra, per gli occhi, il mascara, l'ombretto, il rossetto... Alla fine si scioglie i capelli, non si vede alcuna differenza, con trucco o senza trucco?
Fulvia: Ti ho trovata... così... subito. Incredibile!
Alessandra: Sì, sì, sono qui, ciao!... sì è vero, insegno sempre al Centro, lì... e poi mi dò da fare con questo studio... sai... ma con il prossimo mese dovrei essere più tranquilla. Dimmi di te... sai siamo arrivati lì io e Massimo... saranno state le 11 e non è che c'è poca strada per arrivarci... beh... ma lo sai che abbiamo dovuto aspettare fino all'una e mezza che ci aprissero? E poi non c'era nessuno... quattro gatti, eravamo quattro gatti!
Mauro Covacich (26 ottobre - 8 novembre 2001)
Mauro è seduto a un tavolo con altre persone, ogni tanto sorride. Sposta la testa guardando ora uno ora l'altro, ma di poco. Le sue mani sottolineano con brevi cenni quello che sta succedendo. Qualcosa succede.
Fulvia: ... ti posso parlare? Mi senti?
Mauro: Sì ti sento.
Fulvia: Ma dove sei?
Mauro: Sono al confine tra Yugoslavia e Ungheria... sto contrattando per dei visti... non è un momento in cui ti posso parlare molto... Tornerò venerdì della prossima settimana...
Laura (9-22 novembre 2001)
Laura è in camicia da notte, sdraiata su una panchina, Fulvia la sveglia: "E' tardi!". Laura va alla fontana, si lava i denti, mette lo spazzolino dentro al bicchiere sotto la fontana poi torna a sedersi sulla panchina. Ripassa un libro di ingegneria. Non ha tempo per distrarsi.
Laura: ... cioccolavamo, esatto. Cioccolavamo insieme.
Fulvia: E adesso cosa fai?
Laura: Ho fatto il pane col riso e l'uvetta... e poi insomma, sto mettendo le dita dentro la pasta in lievitazione e provo lo stesso piacere che infilarmele nel naso.
Paola (23 novembre - 13 dicembre 2001)
Paola parla in tedesco, le sue espressioni sono molto caricate. Per esprimersi sceglie sfondi che le siano amici e molto fermi: grate di ferro, pareti di mattoni a vista, muri con scritte di aerosolart, o coperti da teli verdi di imprese edilizie.
Paola: ... sono stata bene... sì... sì... sono stata a teatro, Fulvia... un teatro piccolo, 50 posti, 3 attori, bravissimi, che spettacolo... La scenografia... quasi niente... vuoto... quei pochi elementi sistemati nello spazio... come piace a me...
Fulvia: Come si chiama?
Paola: Chi?
Fulvia: Lo spettacolo... che titolo ha lo spettacolo?
Giulia (14-16 dicembre 2001)
Giulia ha trovato un gattino, lo porta con sé in bicicletta. Gira per il centro, poi va al parco. Lascia il gattino sotto a un albero, ma il gattino la segue. Giulia lo porta a casa nella sua cameretta dove suona al pianoforte, prima lei, poi il gatto.
Fulvia: Oh buongiorno signora Giulia...
Giulia: Signorina Giulia!
Fulvia: Ma come... non si era sposata con il Principe azzurro?
Giulia: Ma no... non io... è la mia sorella gemella, e quello era un depravato!
Il progetto è partito nel gennaio 2001 ed è proseguito tutto l'anno a seguito degli spettacoli messi in scena a Teatri di Vita.
11 spettacoli per 11 ritratti + un autoritratto. Ritratti virtuali in un lungo viaggio esplorativo che ha scoperto attraverso l'uso del video, della più tradizionale tavola dipinta, delle foto tratte dai frames dei video, luoghi e persone nella loro condizione di "estranei". Il ritratto agisce come uno specchio in cui la realtà è ribaltata su un piano vicino, estremamente vicino a noi nella sua verosimiglianza, però diverso nella sua incongruenza. La scelta dell'approssimazione all'identità attraverso il gioco dell'invenzione di un'altra identità ha mosso tutti i soggetti alla ricerca di un io diverso da sé, che proprio nella distanza svela.
La proiezione di se stesso nell'altro nelle modalità di rappresentazione prescelte tradiscono l'artista sempre presente, come ombra, come immagine anch'essa specchiata, come intervento materiale e ideale sui soggetti ritratti... Non si nega il gioco dell'interpretazione, anche le persone ritratte tradiscono se stesse mettendosi sotto la lente dell'obiettivo o fermandosi "in posa" davanti alla lente dell'occhio dell'artista.
Della serie due sono le eccezioni: l'autoritratto dell'artista, che rimane fisso dall'inizio alla fine delle "rappresentazioni", e il ritratto finale di Giulia, l'adolescente bambina, che nel video a lei dedicato ripercorre i luoghi dove si sono mosse tutte le persone ritratte. La sua non è solo una funzione riassuntiva, di passaggio, ma diventa a sua volta lo specchio di tutte le altre facce, infatti si inserisce, anche se per niente calcolata, la dimensione del tempo, anch'essa inerente al ritratto, una specie di Dorian Gray che mostra il suo volto invecchiato attraverso il ritratto.
La complessità del progetto ha coinvolto (pur fermandosi al foyer di Teatri di Vita) anche gli spettacoli e non si è concluso neppure nel catalogo, con la raccolta di citazioni e frammenti dell'"io sospeso" dei ritratti, tratti da conversazioni al telefono.
L'artista lavora raccogliendo elementi che invece di approssimarsi all'identità del soggetto la forano, rendono la comunicazione, il contatto, sempre più difficile e sfuggente.
Vediamo persone e noi stessi muoverci nei video, fissati nei dipinti, dire parole al telefono... pure ci riconosciamo appena, forse in qualche modo, di accennare con la testa, di muovere le dita, forse in una parola che usiamo "in quel modo"... ma anche se fosse solo così sarebbe già abbastanza.
(Paola Bristot)
Presso Teatri di Vita è disponibile gratuitamente il catalogo della mostra.
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