Societa' di pensieri
.trimestrale di cultura (1992/1996).




Numero 8
numero 8
marzo 1994

corpo, silenzi e parole, bestia da stile
dedicato a Pier Paolo Pasolini

Stefano Casi, Editoriale
Licia Giaquinto, Di boschi e deserti
Helena "Jumpy" Velena, L'estasi della mutazione & il suo intrinseco dolore
Ivan Fedele, Arte, stile e scrittura
Antonietta Laterza, Pelle di sirena
Marco Martinelli, Genesi di Incantati
Ferhad Shakely, Con una coppa d'amore lo spirito si è ubriacato e il corpo è andato in rovina
Virgilio Sieni, Un'ora di danzatore contemporaneo
Branislav Petric, Sette giorni di guerra (con i commenti del vicino Stanisa Dautovic)
Santino Spinelli, Io, rom!

fotografie di Ammar Bouras



Brani dall'ottavo numero:


... Più avanti, da grande, quando ho cominciato a scrivere ho capito che quella porta, quel passaggio esistevano, che il silenzio poteva aiutare a entrarvi. Si dice che si possa scrivere solo di ciò che si conosce, presupponendo quindi che il bosco in cui ci si muove sia dentro di sé. Ma a volte, da bambina, mi sdraiavo sulla terra e dalla terra mi sembrava di sentire cose che mai avevo udito. Così ho pensato che per quei boschi passassero molte voci portate dal vento da luoghi lontani e che spesso le voci si impigliassero nei rami degli alberi aspettando di essere ascoltate, per essere così liberate e riprendere, trascinate dal vento, a vagare per il mondo.
Voci portate dal vento, aria dunque. Silenzio. E il corpo? Cosa c'entra con la scrittura? Una scrittura che ha corpo è una scrittura che riesce a dare a quei fantasmi impigliati negli alberi la terra, la dimensione dell'argilla. Come se quelle voci per esistere avessero bisogno di reincarnarsi. Nella mia scrittura mi piace impastare l'argilla, essere a contatto con la terra, dar corpo a quei sussurri a quelle voci a quei silenzi...
Licia Giaquinto

... Da piccolo, fra gli orci pregni d'olio, i gerani, i cipressi, le processioni, ho appreso il dialetto che mi ha segnato e continua a mutarmi. Il corpo, attraverso la cura e la disciplina che gli ho dedicato, è diventato lo strumento sensibile alla danza dialettale contemporanea. Uno stato d'inquietudine mi porta verso l'osservazione di un arcaico e nuovo paesaggio interiore: come danzatore e coreografo non ho testo, mi affascina il combattimento. La lingua che mi appartiene è un percorso di codici da trasgredire, ma in fondo appare e parla. Il problema infatti non è l'attenzione al codice, allo specifico, non è l'abitudine a un metodo ma a un sempre nascente stato interiore: alla fine appare la lingua. In questo senso iniziale/origine del tempo del danzatore si annida, è lì accucciata, l'energia e la tensione primaria che muove i tendini mentre il respiro regola l'aria compressa della stanza. Il mio respiro è nel grembo fisico e mentale e coscientemente, dalla disarmonia, il movimento procede a 30° verso destra. La stanza, come lo spazio che preferisco, è disarmonica e aritmica, niente è regolare e il simmetrico quando arriva è costantemente tradito...
Virgilio Sieni

... Il proiettile, il missile in volo non hanno sbagliato. L'arco puro del loro volo arcuato è sempre sopra di noi, mentre noi vagando li incontriamo nel percorso decisivo che dura senza limiti convenienti fra giorno e notte.
Ritornai a casa lasciando gli amici. Era passata da poco la mezzanotte. Davanti al mio ingresso, sul prato, era parcheggiata un'auto della polizia. Sebbene ci siano trenta abitazioni sapevo che erano venuti da noi...
Branislav Petric



Iceberg
ICEBERG
supplemento allegato con le opere dei vincitori del concorso "Iceberg - Giovani artisti a Bologna" 1994

Sabina Macchiavelli, Il rumore della guerra
Venceslao Cembalo, Immacolato
Andrea Cotti, Testimone di una fredda volontà
Enrico Brizzi, Mio cugino Jerry è arrivato a metà settembre
Concetto Pozzati, Turbamento che deve turbare (postfazione)

Trittico, fotografie di Vincenzo Izzo



Incipit dei racconti e delle poesie:


Oggi è il tre, o forse il quattro. Il primo dell'anno in un pugno di pensieri e polvere. Con il cuore gonfio che non ce la fa a piangere e la consapevolezza di non sapermi fermare. Le figure ancora mi si affollano davanti agli occhi, ancora i suoni si schiantano alle orecchie, rintronandomi il cervello. Le bombe non udite, i petardi, la notte dell'ultimo, "happy new year", le voci lente e acute, impastate di lacrime e ricordi, i visi vecchi, le rughe accartocciate sulla pelle dura, le mani tese, afferrate, l'abbraccio di un uomo che vuol scappare...
Sabina Macchiavelli

"Avemmaria pienadigrazia" e "Angelo del Signore che sei il mio custode" e altro catechismo a brandelli rimbomba nella testa di Catello. Le pagine del manuale di Diritto Commerciale, tutte sottolineate, parola per parola, più volte, fanno un rumore di foglie secche stracciate sotto il tocco delle sue mani nervose e sudate. Zanzare invisibili se lo stanno mangiando vivo da tre ore. Volano rumorose senza mai passare sotto la lampada che illumina il libro e che ritaglia l'unico triangolo di luice nel buio della stanzetta. Motorini truccati lacerano l'aria afosa del vicolo. Catello pensa: "Finisco il capitolo e vado in bagno a bere"...
Venceslao Cembalo

distogliere gli occhi sarebbe
migliore tecnica - lo so bene
a questo solstizio di Luna
dove i branchi cacciano fuori
dalle tane le teste appuntite
ma non so rinunciare
a vaga eleganza di posa - il busto
ben dritto le spalle ferme le mani
composte lungo i fianchi e il passo
misurato - elastico
o se non altro un'aria nello sguardo
d'ėrrinunciabilità -
che io ci sono - che io vedo -
che io non dimentico...
Andrea Cotti

Mio cugino Jerry è arrivato a metà settembre, abbronzato, capello biondo rasato sul cranio e gran ciuffo sugli occhi, barba di qualche giorno barba bionda sulla pelle scura, pantalone scozzese con bretelle, Doctor Marten's bordeaux agli ultimi, maglietta degli Elmer Food Beat (evidente trofeo di scopate francesi stare con una ragazza davanti alla cattedrale di Chartres baciarsi a tre metri di lingua sapore di sidro sulle labbra stasera di nuovo al quartiere latino sixième arrondissement un altro concerto peunk un petit joint peut-être) e giacca di cotone Emporio Armani appoggiata a una spalla, sacca da marinaio sull'altra.
Ha fatto il suo ingresso in casa nostra con un gran sorriso, e io mi sono detto: cazzo...
Enrico Brizzi



ACQUISTO ARRETRATI

Per ordinare i numeri arretrati della rivista: versare euro 6,20 per ogni copia richiesta più euro 1 come contributo alle spese postali, sul conto corrente postale 11768405 intestato a Teatri di Vita, via Emilia Ponente 485, 40132 Bologna, specificando nella causale i numeri richiesti e l'indirizzo del richiedente (per accelerare l'invio, conviene inviare la ricevuta del versamento via fax allo 051.6199900). Oppure si può fare l'ordine con carta di credito telefonicamente al numero 051.566330 (dal lunedi al venerdi, ore 15.30-19).
OFFERTA SPECIALE: il cofanetto con tutti i 13 numeri più i 2 supplementi a euro 55 (spese postali comprese).

Ulteriori informazioni all'indirizzo urp@teatridivita.it.


VAI ALLA PAGINA INIZIALE DELLA RIVISTA






home