
.trimestrale di cultura (1992/1996).
numero 4
marzo 1993
precipizio, i giorni e la storia, generazione di guerra
dedicato a Thomas Brasch
Stefano Casi, Editoriale
Mariangela Gualtieri, Sempre sete sempre sete
Alessandro Pessoli, Avtomat Kalashnikova
Dimitris Papaioannou, With some images I gathered
Fausto Rossi, Dei suoni, del silenzio
Liana Badr, La generazione della guerra
Giorgio Barberio Corsetti, Ancora una volta
Fabrizio Lombardo, Cliffs of Moher
Daria Bonfietti, E' tornato marzo
Moni Ovadia, Voluttà di un canto
Pasquale Misuraca, Come affrontai per tre volte la vertigine del doppio precipizio
Suad Lagdaf, Un cucchiaio d'oro in bocca
Ipercorpi, fotografie di Alberto Balletti e Mauro Mercandelli
Brani dal quarto numero:
... Una pietruzza tenuta sul palmo mi descrive decisamente.
Si ha a che fare con nascimento, e nascimento guasta la vita, la tormenta, la tiene sospesa, tutta sporgente verso il suo luogo che non è mai a noi noto.
Dicono che il pane non ha più lo stesso sapore, ma io non presto fede a nessun lamento.
Invoco la forza dei buchi, che si moltiplichi in me quel ch'è buio, vuoto, in attesa e vertiginoso sia metterci le mani.
Non l'oggetto dell'espressione ma l'esprimersi in sé, non il soggetto ma il verbo, consegna al sangue quel fermento che si è accolto dal sangue...
Mariangela Gualtieri
Ancora una volta
trovare il silenzio profondo,
domandare il silenzio,
e sentire scendendo il rumore dei passi,
iniziare da questo,
nel buio andando,
sospeso su ballatoi e scale
interrotte, spezzate,
il vuoto si sente tra i piedi,
arriva alla testa,
il vuoto si riempie
nello scuro della sera,
è un cortile, un palazzo,
la luce non c'è,
è qui che si prova,
si forma il contorno
i profili dei volti
che muovono dentro
che navigano
sotto il pelo dell'acqua...
Giorgio Barberio Corsetti
... Eppure è immaginabile che il mondo, nell'istante che precedette il suo espandersi, sia stato provocato da una sorta di divino horror vacui, di vertigine dell'assenza, di contrazione del divino vuoto, zimzum è il musicalissimo termine che la Cabala sceglie per indicare questa volontà a restringersi dell'Eterno, per dare spazio al dispiegarsi dell'universo. E proprio la Cabala ci suggerisce, nella sua indefatigabile indagine delle energie semantiche come fondatrici del mondo, che le lettere della prima parola della Torah (la Bibbia ebraica) bereshit, in principio (Genesi 1,1), contiene le stesse lettere di Taev shir, cioè voluttà di un canto. Dunque la vertigine si fa voluttà e chiama un canto a fondare il mondo, e ogni grido quando si fa canto ricorda quel canto e la parola che si canta per voluttà di sé rompe il corsetto angusto dei significati assegnatigli, per farsi creatrice di vertigini ancestrali....
Moni Ovadia
... Non dimenticherò mai i cadaveri carbonizzati dal napalm, imprigionati nelle loro vetture sulla strada che da Ariha va a Gerusalemme. Gli aerei scendevano in picchiata sui civili terrorizzati che correvano a piedi o si spostavano in automobile. Anche Hind, la più bella ragazza della nostra scuola, venne trasformata in un cadavere nero, e la stessa sorte toccò a tutta la sua famiglia. Nel mio corpo, la guerra si trasformò in una girandola di fuoco che mi bruciava lo stomaco e mi impediva di dormire la notte per il dolore che mi procurava...
Liana Badr
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