Teatri di Vita
.produzioni teatrali: A spasso.

.rassegna stampa.



La critica: rassegna stampa



A spassoNicola Zuccherini, "Lo spettatore", 29 giugno 2007

Con i soli mezzi del teatro. Maurizio Cardillo, affiancato sulla scena da Filippo Pagotto, accompagna il suo pubblico in un'esilarante e malinconica camminata. I due attori, l'uno piccolo, pieno di energia compressa pronta a scoppiare, lungo e beffardo l'altro, vestiti esattamente alla stessa antiquata maniera, si dividono il ruolo del narratore di un racconto di Robert Walser: La passeggiata, titolo che qui diventa A spasso. Sono due figure che giocano sul filo dell'identità e della differenza, inseguendosi sopra e accanto le sei file di cubi di legno che fanno da pavimento all'azione. È un lento vorticare su e giù da queste scatole, scoperchiabili per trarne le parrucche, gli abiti e gli oggetti necessari alla rappresentazione delle varie tappe della passeggiata. Il raddoppiato protagonista - uno scrittore - attraversa eventi banali e impegni di minima quotidianità, li osserva con animo profondamente partecipe e li descrive in toni aulici. È la passeggiata come fascinazione del quotidiano e come atto eversivo: allungare il cammino senza scopo, attardarsi in conversazioni amene e inutili, perdersi nella contemplazione della vita di ogni giorno. Così Maurizio Cardillo celebra i fasti dell'anacronismo, sulla scorta di uno scrittore come Walser, dotato di una grande forza attrattiva nei confronti di un teatro che lo sente affine nel suo essere "fuori squadra" rispetto al tempo presente. C'è una feroce autoronia, però, in questo A spasso. Perché vi abita anche il dubbio che quel ritrarsi dalla bruttura del moderno non sia un atto davvero rivoluzionario, ma una semplice fuga appena mascherata di patetica dignità. Tutta da godere è la recitazione, in particolare la mimica facciale distorta, fissata in smorfie tenute per lunghe pause.



A spassoMassimo Marino, "Hystrio", 2, 2006

(...) Cardillo, insieme a Filippo Pagotto, con sulfurea semplicità mette in scena un viaggio mentale popolato di figurette comuni che, come in ogni vagabondaggio romantico e post-romantico, si tingono di presagi di smarrimento, di oppressione, di morte (...) Si inerpicano i due imperturbabili e ottimi interpreti su cubi di legno di diverse dimensioni, li scoperchiano per ricavarne oggetti e parrucche con cui dare fattezze e voce ai personaggi incontrati nell'andare, senza celare che sono "uno solo" scisso in due, in molti.





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