Prometeo paladino  Visioni critiche

IL PROMETEO PALADINO

«La storia ha scelto i suoi eroi, ma qualche paladino è rimasto nell’ombra. Ogni giorno piccoli eroi esprimono il loro pieno sacrificio per un ideale e ognuno ha dentro di sé un tempio, inutile cercarlo fuori. Prometeo Paladino sarà il racconto dell’amore che scopre di sé il senso… un mondo di passaggio dall’estasi a1 sacrificio». Così introduce il suo spettacolo, Prometeo paladino appunto, il regista Maurizio Ciccolella che, con il gruppo Motumus, ha presentato l’opera in una versione per spazi aperti che ha toccato varie località pugliesi, ultima delle quali quella assai suggestiva dì Torre Guaceto proprio ieri nell’ambito del festival «Tracce». Un mito quello dell’eroe che seppe donare il fuoco agli uomini e per questo fu duramente punito dagli dei, che Ciccolella – a cui si deve anche la drammaturgia firmata a quattro mani con Salvatore Vetrugno – preferisce allontanare almeno in parte dalla tragedia eschilea per una versione dalle suggestioni dark e contemporanee. Prometeo dunque si fa testimone del malessere del nostro tempo mentre è circondato da un mondo in disfacimento, dominato dalla sete di potere incarnata dall’ambiguo Cratos, essere emblema del male assoluto che non può che avere in disprezzo la vita umana e la natura stessa. Una lotta forse impari, votata alla sconfitta, ma il lavoro sembra non rinunciare, nel finale catartico,  ad una nota di speranza. Mòtumus lavora da vari anni a Brindisi e il suo regista, diplomato alla scuola del piccolo di milano  e interprete per prestigiosi registi come Stein e Ronconi, ha già dato prova di poliedricità e versatilità di scelte affrontando classici come Wilde o Shakespeare o confrontandosi con il teatro di denuncia – Insert Coin sul secolo di lotte della Cgil – o interpretando, con la regia di Alessandro Piva, L’attesa sul mondo dal tempo sospeso degli ospedali. Ora con Prometeo paladino, in tempi economicamente – e non solo – così difficili, affronta una produzione di particolare impegno in cui ha messo insieme attori professionisti e alcuni allievi della sua Talìa, accademia d’arte drammatica che dirige e che sta diventando una bella realtà non solo per il territorio brindisino ma anche per la regione tutta. Un segno di grande fiducia nei giovanissimi che rende così questa proposta ancora più interessante e coraggiosa inoltre Ciccolella si dimostra regista di gran temperamento e ottimo direttore di attori, nel cercare di equilibrare le varie forze messe in campo nella messa in scena che vede Giovanni Di Lonardo e Andrea Simonetti contrapposti, l’uno Prometeo sensibile e l’altro Cratos via via sempre più potente, caratteri – e corpi – in deflagrazione. Completano il cast Francesca Danese, Altea Chioma e Fabio Sacco

nicola viesti, corriere del mezzogiorno