ai pier

una stagione dedicata a pier paolo pasolini e pier vittorio tondelli

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo del 1922. Sarebbe prossimo ai 90 anni.
Pier Vittorio Tondelli muore il 16 dicembre del 1991. Sono passati 20 anni.
Ricorrenze, nulla più. Ma in queste date c’è qualcosa di importante: se facessimo delle domande per strada a gente comune, come ha fatto un noto programma preserale che offre milioni a chi risponde, ben pochi sarebbero in grado di associare forse il più grande intellettuale italiano del secondo Novecento a quella via Borgonuovo 4 dove è nato; a quella Bologna dove ha frequentato il Liceo Galvani e dove si è laureato. E se la domanda la rivolgessimo chiedendo di Tondelli ad un giovane ventenne, quasi certamente ci rivelerebbe di non saperne nulla. Notorietà, estraneità, memoria, tempo, luoghi e corpi: sono gli ingredienti della stagione di Teatri di Vita dedicata ai Pier. Dedicata a tutti quelli che sono pronti a giurare che Pasolini fosse friulano, o ancor meglio romano. Dedicata a tutti quelli che di Tondelli non hanno mai sentito parlare. Dedicata anche a quelli che sanno, e che riconoscono il valore di quelle menti annegate negli anni amari della storia d’Italia, e nella storia di questa città, dove hanno lasciato un segno e che li conserva distratta. Entrambi personaggi scomodi, omosessuali, liberi, inquieti. Pasolini termina la sua vita proprio mentre Tondelli comincia la sua attività. Come un “cane senza padrone” fu umiliato e scacciato dal Pci, in una delle pagine più nere del conservatorismo di quegli anni, dal quale non si salvò neanche la sinistra più attenta. Tondelli visse invece di etichette, per un lungo tempo associato ai rutilanti anni ’80, beato da un successo esplosivo eppoi ingiustamente rimosso. Teatri di Vita a Pasolini ha dedicato un’idea di teatro: fin dal nome e dalla sua fondazione. I “teatri di vita” subentrarono ai “ragazzi di vita”. Perché erano teatri che nascevano in periferia, borgatari, senza speranza, pieni di passione per l’esistenza e la resistenza. Gli ha poi dedicato la sala principale del Teatro che ha creato là dove esisteva la notte. Anche a Pier Vittorio Tondelli, Teatri di Vita ha dedicato una sala, proprio accanto alla Sala Pasolini. La coincidenza vuole che in questa stagione le sorti delle ricorrenze li riuniscano. Così come li unì passione e ideologia. Questa stagione è dedicata a loro, senza strafare. A loro e a questa città che cerca di ritrovarsi, di riconnettersi, di ridifferenziarsi e che speriamo sappia ricordare. Così Teatri di Vita, dal quel quartiere borgataro e marginale della nuova immigrazione, lontano dai salotti del centro, accanto a gente che ruba per mangiare e per sopravvivere, prova ad offrire ancora uno spaccato “di vita” portando qui i lavori da tutto lo stivale, 24 spettacoli dalla Sicilia al Piemonte.
Con passione. E ideologia. Nel segno della memoria.