Viola + Per non svegliare…

Lo abbiamo visto nello spettacolo Spic & Span, segnalazione speciale del Premio Scenario 2011 e presentato a Teatri di Vita in aprile. Lo abbiamo visto anche come attore nel film I giorni della vendemmia di Marco Righi. Marco D’Agostin è uno dei nomi emergenti e più promettenti della giovane danza contemporanea italiana.
Ecco, allora, una serata in compagnia di questo “danzautore”, con l’assolo che due anni fa lo ha portato all’attenzione della critica e con l’ultimo progetto, ancora in fase di elaborazione, di cui presenterà uno studio.
Viola, il colore associato alla lunghezza d’onda più corta e alla frequenza più alta, il colore del doppio, della transizione ma anche della volontà di essere diversi e della carica erotica. In esso, la vitalità del rosso e l’intimità del blu. La forza che sprigiona: primitiva, violenta, istintiva.
‘Vìola’, la terza persona singolare del presente indicativo di ‘violare’, il cui significato centrale è quello di “andare oltre una soglia con un’azione di forza o illecita” e alla cui origine sta forse il termine latino ‘vis’, ovvero ‘forza’.
Viola, ragionamento sulla violenza del porsi e sulle sue conseguenze.
Vincitore del Premio del Pubblico e della Giuria – Gd’A Veneto 2010
Nella stessa sera, Marco D’Agostin presenterà il primo studio del suo nuovo spettacolo: Per non svegliare i draghi addormentati, vincitore del Premio Prospettiva Danza Teatro 2012.
Il progetto, ideato e condotto da Marco D’Agostin, vede in scena lo stesso autore con Francesca Foscarini.
Dalle Note di lavoro:
Cosa ne è di un principe spogliato del proprio scettro e della propria corona e ritrovato una mattina su una spiaggia deserta?
E di chi, molto lontano da lì, è rimasto a riempire una stanza vuota col suo abito lungo?
Dove risiedono i segni della perduta regalità di questi due personaggi, negli oggetti e nelle persone che un tempo stavano attorno a loro, oppure altrove, in un luogo ancora da raggiungere, verso il quale serve correre con gambe forti?
Nato come riflessione sulla perdita di potere e sulla necessità di interrogare continuamente la relazione tra sé e il mondo circostante, Per non svegliare i draghi addormentati è un lavoro sul ricordo come azione.
È il tentativo di ricostruire la propria immagine e il proprio stare a partire da un punto che risiede dietro e lontano da noi, e verso un punto che non scorgiamo ancora, del quale abbiamo forse paura.

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