Orazi e Curiazi

17-19 novembre 2011 21

produzione Accademia degli Artefatti

regia di Fabrizio Arcuri
di Bertolt Brecht
traduzione di Emilio Castellani
con Miriam Abutori, Michele Andrei, Matteo Angius, Emiliano D. Barbieri, Gabriele Benedetti, Fabrizio Croci, Pieraldo Girotto, Francesca Mazza, Sandra Soncini
assistenza e costumi Marta Montevecchi; plastico/installazione scenica Portage; scene Andrea Simonetti; disegno luci Diego Labonia; video Lorenzo Letizia; sonorità Emiliano Duncan Barbieri; costruzione scene Claudio Petrucci e Amoni Vacca; organizzazione e promozione Simone Pacini; cura Valeria Orani; fotografia di Futura Tittaferrante

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Dopo un lungo percorso nella drammaturgia inglese contemporanea, l’Accademia degli Artefatti approda a Brecht, anzi a un “dramma didattico” di Brecht, quello che rievoca il noto episodio leggendario dell’antica Roma, quando la guerra con Albalonga fu decisa dal duello tra i campioni dei due schieramenti. La lotta tra gli Orazi e i Curiazi è messa in scena come una lotta demenziale tra due squadre pressoché identiche, con tre “campioni” e una donna a simboleggiare le varie armate di arcieri e di opliti, il cui conteggio effettivo è tenuto su una lavagna. Sembra un gioco di guerra, un war game, ma con una deriva così surreale da richiamare alla memoria una competizione come “Giochi senza frontiere”.

Si parte dal dramma didattico brechtiano: tre gemelli, figli di Publio Orazio, in rappresentanza di Roma, e, per Albalonga, tre gemelli Curiazi, si scontrarono in battaglia: in palio l’onere e l’onore della sacra discendenza e del destino di un impero. La vittoria degli Orazi fu la vittoria di Roma. Orazi e Curiazi è anche una tragedia di Pierre Corneille (Horace), un’opera lirica di Domenico Cimarosa, un testo di Heiner Muller (L’Orazio), una canzone-coreografia di Rita Pavone e una storia fondativa di Roma (Tito Livio): interpretazioni della vicenda molto diverse tra loro, di cui lo spettacolo trattiene gli umori e se ne fa eco. La messa in scena, nel pieno rispetto del testo e delle indicazioni che lo accompagnano, realizza la trama relazionale, dialogica, e la ragnatela dialettica che Brecht tesse, e in cui fa muovere cose e persone, fatti e pensieri. Quello di Brecht è un testo che ha qualcosa della lezione scolastica e qualcosa del documentario televisivo. È un dispositivo d’interpretazione della realtà. Una formula linguistica. Un finto salto nel passato: al di là di dove siano ambientati i fatti, il loro esporsi storico e esistenziale, i loro racconti politici e biografici, sono un’opportunità di riflessione del, e sul, contemporaneo. Brecht si rivela come un contenuto originario del lavoro della compagnia, per il suo discorso politico, e per la pratica attoriale che impone: lavorare su un suo testo è dunque l’occasione per proseguire nella stessa direzione, ma con nuove strade da percorrere, la ricerca di un senso teatrale.
Orazi e Curiazi è un testo minore di Brecht e per sua stessa definizione è una palestra per gli attori, un territorio di conoscenza, una importante tappa didattica: “i drammi didattici non abbisognano di spettatori, sono istruttivi solo per gli esecutori stessi” (Brecht). In scena molti degli attori coinvolti in questi dieci anni di ricerca e lavoro sulla drammaturgia contemporanea. A completare il quadro la dramaturg Magdalena Barile, già collaboratrice per il progetto One Day, e i Portage, ensemble che coniuga l’approccio concettuale dell’opera d’arte contemporanea con i meccanismi di fruizione e di comunicazione emotiva dell’evento performativo.

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