Crociate

Ci sono momenti in cui ritornano conflitti che sembravano dimenticati. La modernità ci aveva illusi che le differenze tra le fedi fossero roba antica.
Ma l’antico e il moderno si intrecciano senza logica. Il teatro è antico. E’ il luogo della meditazione civile, può aiutare a comprendere. Crociate è uno spettacolo che intreccia voci, magari lontane: quella di Zvi Kolitz, quella del Qohélet e dell’antico testamento, quella di tanti uomini che nel corso del tempo hanno trovato le parole per rivolgere domande a Dio. Tutto questo si intreccia sul capolavoro di Gotthold Ephraim Lessing, Nathan il saggio.
Gabriele Vacis
Nathan il saggio, testo poco rappresentato in Italia, offre molteplici spunti di riflessione sulla necessità di elaborare percorsi di pace e di reciproca tolleranza, indispensabili, ieri come oggi, per superare le diffidenze e favorire una reale integrazione tra le genti. Ogni religione ha un autentico contenuto di rivelazione il cui senso e scopo non può essere spiegato teoricamente, ma deve essere dimostrato con l’azione pratica.
Nathan il saggio è un poema illuministico che Gotthold Ephraim Lessing compone due anni prima di morire, nel 1779. Il dramma, che si svolge a Gerusalemme, crocevia delle tre religioni monoteiste – cristianesimo, ebraismo, islamismo – nel corso della terza crociata, presenta cristiani, ebrei e musulmani riuniti come membri di un’unica famiglia superando le diversità delle tre confessioni religiose.
Valerio Binasco (già vincitore di due Premi Ubu e uno dei volti più espressivi del cinema italiano, fino all’ultimo Noi credevamo di Martone) diventa un esploratore a cavallo tra storia secolare e moderna conducendoci nel complesso terreno della tolleranza fra le religioni e le culture.
Un uomo solo sulla scena, in maglietta e lino, e pose naturali, armato di sorriso, capace di toni familiari, pronto a ridurre in ipnotica favola, e in efficaci digressioni, un poema sui nessi tra cristianesimo, ebraismo e islamismo. L’ascolto suscita una formidabile sorpresa, perché constatiamo che a entrare nel novero degli attori narratori è Valerio Binasco, già autorevole teatrante contemporaneo, qui in possesso di una carica verbale infinita e sfaccettata. A predisporlo a un racconto su Nathan il saggio di Lessing, che ora (anticipando certe esternazioni contingenti) si re-intitola Crociate, sono la drammaturgia e la regia competenti di Gabriele Vacis. E con la voce di Binasco, e una vela-paratia-schermo-mantello, salpiamo verso un apologo che è arte superba del dire, e del teatro.
Rodolfo Di Giammarco

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